domenica 04 dicembre 2011 12:00 < Indietro

MessaggeroVeneto - Il sogno s’avvera: Gemona riavrà il suo castello

Articolo del MessaggeroVenetoFesta e commozione per la posa della prima pietra che riavvia il recupero L’emozione del tricolore sventolato dai bambini. Il sindaco: ricostruzione finita.
«Nell’anno in cui ricorre il 35º anniversario del terremoto che colpì il vostro territorio con forza devastante, è doveroso onorare la memoria delle tante vittime di quei tragici giorni. II drammatico evento commosse profondamente l’Italia che si unì nel dolore e nella fattiva solidarietà alla popolazione colpita». Lo ha scritto il presidente della Camera Gianfranco Fini in una missiva inviata al sindaco Paolo Urbani che ieri è stata letta durante la cerimonia. Nell’emergenza «le vostre comunità hanno saputo scrivere belle pagine di fratellanza, coraggio e volontà di rinascita. È una memoria che dev’essere trasmessa ai giovani come elemento costitutivo del patrimonio morale e ideale dell’Italia», scrive la terza carica della Stato, formulando infine un fervido augurio per il prosieguo della ricostruzione. (m.d.c.) GEMONA Quattro anni dovranno attendere ancora i gemonesi per veder svettare il castello al cuore del centro storico, ultimo atto di una mirabile ricostruzione post sisma che gli amministratori assieme alla popolazione hanno iniziato a scrivere ieri, sotto la loggia di palazzo Boton e poi proprio ai piedi del colle, posando una simbolica prima pietra quale segno dell’atteso riavvio dei lavori di riedificazione dell’antico maniero, bloccati da anni a causa di un complesso iter autorizzativo. Quanto la città attendesse questo momento lo si è potuto capire abbracciando con lo sguardo la folla di persone che ha sfidato pioggia e basse temperature per raggiungere il loggiato del palazzo comunale e assistere nel primo pomeriggio alla cerimonia. Se gli interventi delle autorità più volte sono stati rotti dall’emozione, il momento più toccante l’hanno però regalato i bambini delle elementari sventolando in aria decine e decine di bandiere tricolori. È a quei volti arrossati dal freddo, a quelle manine trattenute a stento nelle tasche, a quei sorrisi pronti a sbocciare che si sono rivolte ieri a più riprese le autorità coniugando il senso della cerimonia a un futuro che vedrà protagoniste le giovani generazioni. «Oggi – ha detto il sindaco Urbani – celebriamo la fine della ricostruzione. Con la posa di questa pietra v’invito a non guardare più al passato, se non con l’orgoglio per quanto si è fatto, e a votarvi interamente alla “partita” del futuro. Da vincere insieme». Il lungo intervento del primo cittadino, interrotto più volte dall’emozione, ha passato in rassegna e ringraziato tutti i protagonisti del “miracolo Gemona”. Da Salvatore Varisco, già assessore regionale alla ricostruzione post sisma, accolto dalla folla con un caloroso applauso, agli ex sindaci Ivano Benvenuti, Claudio Sandruvi, Adriano Londero, Virgilio Disetti e Gabriele Marini, e ancora al commissario straordinario Giuseppe Zamberletti, “padre” della ricostruzione del Friuli terremotato che ieri è stato costretto a dare forfait a causa di problemi di salute, ma al cui nome la gente è esplosa nell’ennesimo applauso. Assenti per impegni istituzionali pure il capo della protezione civile Gabrielli e il governatore Renzo Tondo, al cui posto è intervenuto l’assessore regionale Roberto Molinaro indicando nella ricostruzione del castello «una tappa importante» che prosegue nell’azione di recupero dei beni culturali distrutti dal sisma e auspicando un’imminente ripresa dei lavori al castello di Colloredo. Parole di apprezzamento sono arrivate anche dal prefetto Ivo Salemme, dall’onorevole Angelo Compagnon, dal provveditore interregionale alle opere pubbliche Giorgio Lillini e dall’arcivescovo Andrea Bruno Mazzocato, il quale, dopo aver rivolto un pensiero riconoscente ai suoi predecessori Battisti e Brollo, entrambi protagonisti del post terremoto, ha volto lo sguardo ai tanti tricolori pronti a essere sventolati dai bambini: «Il tema che abbiamo posto in tutta la diocesi è l’educazione – ha detto – ed è a quest’importante compito, a questa “ricostruzione” dobbiamo impegnarci oggi posando questa pietra». Maura Delle Case
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