martedì 07 giugno 2011 07:01 < Indietro

Interrogazione n. 4-12217 ai Ministri della Giustizia e dell'Economia per l'inadempimento dello Stato al risarcimento dei danni a seguito della violazione della ragionevole durata dei procedimenti civili e penali.

COMPAGNON. - Al Ministro della giustizia, al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
innumerevoli sono i ricorsi ex articolo 3 della legge n. 89 del 2001 (ricorso per equa riparazione) ed i conseguenti provvedimenti di condanna del Ministero della giustizia al pagamento dei danni, patrimoniali e morali, a seguito della violazione della ragionevole durata dei procedimenti (articolo 6 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali e articoli 2 e seguenti della legge n. 89 del 2001);

nonostante le diffide ad adempiere, il Ministero della giustizia non procede quasi mai agli indennizzi dovuti, imputando ciò alla grave situazione debitoria in cui versa il bilancio del dicastero;
in particolare, con decreto n. 508 del 2008 del 1o luglio 2008, munito della formula esecutiva in data 18 agosto 2008, la corte d'appello di Ancona condannava il Ministero della giustizia al pagamento in favore della Zanasi Eugenio srl in liquidazione della complessiva somma di euro 15.872,45 in esito ad un giudizio civile durato ben 21 anni, definitivamente pronunciando sul ricorso ex articolo 3 della legge n. 89 del 2001;
a seguito del sollecito di pagamento della predetta somma, il Ministero della giustizia dava riscontro, tanto esplicito quando sconcertante, nei seguenti termini: «Si rappresenta che la grave situazione debitoria in ordine al sistema di indennizzo per ritardata giustizia ordinaria non è imputabile alla Giustizia. Questo Dicastero non è infatti titolare dei fondi assegnati sul capitolo di spesa 1264, deputato al pagamento dell'equa riparazione: è alimentato ogni anno mediante un trasferimento di fondi dal capitolo 2829 dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze denominato "Fondo da ripartire per far fronte alle spese derivanti dai ricorsi di equa riparazione", trasferimento che, oltre ad addivenire con notevole ritardo, non è mai sufficiente né alla liquidazione dei decreti emessi nell'anno in corso né all'azzeramento del debito arretrato. A causa della permanente situazione di inadempienza o tardivo pagamento, lo Stato Italiano ha subito numerose condanne anche dalla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo. Si rappresenta che poiché è lo Stato nella sua interezza a rispondere della giurisdizione, e del suo ritardo o rifiuto, potrà richiedersi allo stesso Ministro dell'economia il pagamento attraverso diffide ad adempiere, notifiche del decreto in formula esecutiva, messa in mora con richiesta di pagamento del decreto o anche ricorsi in ottemperanza al Consiglio di Stato per l'ottemperanza del decreto Pinto nei confronti del Ministero dell'economia e finanze»;
il caso della Zanasi Eugenio Srl in liquidazione rappresenta solo uno degli innumerevoli casi nell'ambito dei ricorsi per equa riparazione pendenti a livello nazionale e rimasti disattesi;
la condotta inadempiente manifesta una preoccupante insolvenza dello Stato Italiano nei confronti dei cittadini, posto anche che, nella classifica relativa ai tempi della giustizia, l'Italia è agli ultimi posti in Europa e nel confronto coi Paesi avanzati di tutto il mondo -:
quali siano i motivi per i quali i Ministri interrogati si siano resi inadempienti al pronunciamento giudiziario di cui sopra e come intendano riparare.
(4-12217)

X