giovedì 06 ottobre 2011 12:33 < Indietro

Interrogazione scritta 4-13490 al Ministro dell'economia sul rapporto tra Erario e contribuenti

COMPAGNON. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:

la dichiarazione dei redditi del contribuente è sottoposta al controllo dell'amministrazione finanziaria che si articola in due fasi: la prima fase (disciplinata dall'articolo 36-bis del decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973 e dall'articolo 54-bis del decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972) consiste nella liquidazione delle imposte e dei contributi e premi dovuti e mira a rettificare la dichiarazione di eventuali errori materiali e di calcolo relativi alla determinazione dell'imponibile, delle imposte, dei crediti di imposta, delle detrazioni e deduzioni, la seconda fase (disciplinata dall'articolo 36-ter del decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973, come modificato dal decreto legislativo n. 241 del 1997) riguarda il controllo formale in senso stretto, che è finalizzato al riscontro della dichiarazione e dei documenti sulla base dei quali è stata redatta;
l'esito della liquidazione e del controllo formale della dichiarazione presentata è successivamente comunicato al contribuente, al fine di prevenire la reiterazione di errori, consentire la regolarizzazione degli aspetti formali, fornire giustificazioni, trasmettere ulteriore documentazione non allegata in precedenza o difforme dai dati forniti;
in caso di esito negativo, il contribuente riceve un avviso bonario, contenente l'indicazione degli errori riscontrati e dei motivi che hanno dato luogo alla rettifica dei calcoli, al fine di consentirgli di sanare la propria posizione, versando quanto ancora dovuto entro trenta giorni dalla ricezione della comunicazione e beneficiando di una riduzione delle sanzioni a un terzo nel caso di liquidazione e a due terzi nel caso di controllo formale;
l'avviso bonario è pertanto una comunicazione fatta dall'Amministrazione finanziaria al contribuente per metterlo in condizione di ravvedersi, evitando l'iscrizione a ruolo delle somme dovute e la notifica della relativa cartella di pagamento, nonché l'instaurarsi del contenzioso tributario;
a decorrere dal 1o gennaio 2008 è ammesso il pagamento rateale delle somme dovute senza presentazione di alcuna istanza all'Amministrazione finanziaria, tuttavia nel caso in cui le somme eccedenti la prima rata superino i 50.000 euro, ai sensi dell'articolo 3-bis del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 462, è necessario produrre all'erario, entro dieci giorni dal pagamento della prima rata, idonea garanzia commisurata al totale delle somme dovute, comprese quelle a titolo di sanzione in misura piena, dedotto l'importo della prima rata, mediante polizza fideiussoria o fideiussione bancaria o rilasciata da un consorzio di garanzia collettiva dei fidi, per tutto il periodo di rateazione dell'ammontare dovuto;
l'articolo 7, comma 2, lettera u), del decreto-legge 13 maggio 2011, n. 70 (decreto sviluppo), convertito con modificazioni dalla legge 12 luglio 2011, n. 106, modificando l'articolo 3-bis del decreto legislativo n. 462 del 1997, ha apportato migliorie per il contribuente in quanto: a) la rateizzazione automatica è ammessa anche per importi inferiori a 2.000 euro, ipotesi che in precedenza era subordinata all'accoglimento di istanza motivata; b) la garanzia è richiesta solo se l'importo eccedente la prima rata è superiore a 50.000 euro, mentre in precedenza la fideiussione era richiesta in relazione all'intero importo indicato nell'avviso; c) l'importo da garantire riguarda le somme effettivamente oggetto di garanzia, al netto di quanto versato come prima rata, e non il totale richiesto come avveniva precedentemente; d) le rate possono essere anche di importo decrescente, mentre in precedenza dovevano essere di pari importo; e) rimane invece inalterato il periodo di dilazione, pari a sei rate trimestrali se il debito non supera i 5.000 euro, oppure a venti rate trimestrali nelle altre ipotesi;
nonostante l'introduzione di queste modifiche favorevoli al contribuente, rateizzare un avviso bonario per importi di rate successive alla prima superiori a 50.000 euro richiede ancora la prestazione di garanzia, sebbene l'obbligo di prestare fideiussione sia stato ormai abrogato sia per la rateizzazione delle somme iscritte a ruolo (ai sensi dell'articolo 83, comma 23, lettera c) del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni dalla legge 6 agosto 2008, n. 133) sia per i pagamenti rateali nelle ipotesi di accertamento con adesione, acquiescenza all'accertamento e conciliazione giudiziale (abolito dall'articolo 23, commi 17-20, del decreto-legge 6 luglio 2001, n. 98, convertito con modificazioni dalla legge 15 luglio 2011 n. 111);
pertanto, l'attuale normativa, nonostante l'intervento positivo del decreto sviluppo, offre agli operatori una strana situazione, in forza della quale il pagamento a rate conseguente alla semplice attività di liquidazione delle dichiarazioni (senza quindi che vi sia stata alcuna attività di effettivo accertamento fiscale e, solitamente in presenza di un contribuente che ha permesso, col suo comportamento, di riscontrare l'irregolarità), oppure al controllo formale, soggiace ancora al vincolo della garanzia, ostico per i costi e, soprattutto, per le difficoltà nell'ottenerlo;
ottenere una fideiussione non solo costa in termini di premio percentuale sugli importi da garantire, ma soprattutto richiede il deposito di somme o titoli di pari importo, a tutela del soggetto garante;
inoltre, pur in presenza di beni da porre in garanzia, i termini per ottenere una fideiussione sono abbastanza ristretti, poiché la garanzia deve essere prodotta all'ufficio entro dieci giorni dal pagamento della prima rata, quindi al massimo entro quaranta giorni dalla notifica dell'avviso;
oltre a ciò, il costo e la difficoltà di ottenere fideiussioni si scontra con una situazione che vede i responsabili locali dell'Agenzia delle entrate unici decisori in merito alla bontà o meno delle garanzie prestate, nonostante la legge chiarisca i soggetti che possono prestare garanzie nei confronti della pubblica amministrazione;
solitamente l'ufficio periferico attinge informazioni da una banca dati centralizzata dell'Agenzia circa la «virtuosità fiscale» del soggetto che rilascia la fideiussione (in particolare viene appurato se il garante è risultato inadempiente rispetto a precedenti fideiussioni rilasciate o se ha pendenze col fisco) e, all'esito di tali riscontri, il medesimo ufficio locale effettua una propria valutazione che può portare anche al rifiuto della polizza fideiussoria;
è invece evidente che l'idoneità della garanzia rispetto al debito tributario sia una valutazione che spetta all'Agenzia delle entrate in qualità di soggetto creditore, tenendo conto dell'affidabilità del soggetto garante rispetto all'entità dell'importo garantito;
si segnalano diversi casi di comportamenti «discutibili» di uffici locali dell'Agenzia che rifiutano polizze fideiussorie rilasciate da soggetti regolarmente iscritti negli elenchi di cui agli articoli 106 e 107 del testo unico bancario, adducendo motivazioni generiche o non motivando affatto il proprio rifiuto, e soprattutto con ritardi che raggiungono anche i tre mesi rispetto alla presentazione della polizza;
tale questione interessa diverse aziende che, in questo momento di crisi economica, si trovano ad essere ulteriormente vessati da comportamenti «discrezionali» dei funzionari periferici dell'Agenzia delle Entrate, sostenendo ingenti costi per fideiussioni che potrebbero non essere accettate -:
se, alla luce di quanto sopra esposto, non sia opportuno ed equo, per uniformità di trattamento con le altre situazioni, di rateizzazione dei debiti tributari, provvedere ad eliminare l'obbligo di garanzia anche per pagamenti rateali di importi superiori a 50.000 euro dovuti a seguito di avvisi bonari;
quali iniziative intenda adottare affinché sia attenuato il potere discrezionale in capo ai singoli uffici periferici dell'Agenzia delle entrate in merito alla valutazione di idoneità al rilascio della fideiussione da parte di soggetti per legge autorizzati e all'accettabilità o meno di garanzie emesse dagli stessi;
quali provvedimenti intenda adottare affinché i criteri utilizzati dall'Agenzia delle entrate per la valutazione dell'idoneità del fideiussore siano preventivamente resi noti anche alle imprese, onde evitare che le stesse sostengano oneri per fideiussioni che potrebbero non essere accettate;
se, in particolare, non sia opportuno rendere pubblico l'elenco dei fideiussori ritenuti idonei dall'Agenzia delle entrate, con le relative motivazioni di non idoneità.
(4-13490)

6 ottobre 2011

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