lunedì 05 dicembre 2011 11:54 < Indietro

Interrogazione 3-01959 ai Ministri dell'economia, dello Sviluppo economico e degli Affari esteri per sollecitare maggiori tutele alle aziende italiane danneggiate dalla crisi libica

COMPAGNON. - Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
le società operanti in Libia prima della crisi del febbraio 2011 ed ormai rientrate in Italia da oltre nove mesi, lamentano sia la mancata erogazione degli indennizzi per i crediti maturati per contratti stipulati antecedentemente alla crisi, che la mancata sospensione della riscossione dei tributi su proventi che non hanno ancora incassato;

sono stati presentati vari ordini del giorno da diversi parlamentari di tutte le forze politiche (in ordine alfabetico: Compagnon - 4551-19; Gidoni - 4551-1 e 9/04612/159; Gottardo PdL - 4551-20 e Rosato PD - 4551-23);
nonostante i predetti ordini del giorno siano stati accolti dal Governo, i Ministeri non hanno dato seguito agli impegni assunti e l'Agenzia delle entrate non ha ancora impartito alcuna disposizione circa la sospensione della riscossione dei tributi;
il Consiglio d'Europa, in risposta a due interrogazioni presentate dagli onorevoli Angelilli (E-008353/2011 risposta del 14 novembre 2011) e Serracchiani (E-007827/2011 risposta del 25 ottobre 2011), informava che era stato autorizzato lo sblocco dei fondi congelati per il pagamento dei crediti maturati;
su indicazione della camera di commercio Italo-Libica (che ha censito le società che operavano nel paese nordafricano), sono stati inviati al Ministero degli affari esteri i giustificativi dei crediti maturati, ma sembrerebbe che, per l'effettiva liquidazione, dovranno essere ottenuti gli assensi dalla Libia;
da tale censimento si evincono due importanti elementi: il primo è, che i crediti che dovrebbero essere anticipati ammontano solo a 230 milioni di euro, cifra irrisoria se paragonata ai sette miliardi dei fondi congelati e ai cinque miliardi del Trattato di Amicizia Italo-Libica (che, peraltro, dovrà essere sicuramente ritrattato) ed il secondo che le aziende che richiedono la liquidazione dei crediti sono 80 su 105 censite;
queste ultime aziende censite avevano ed hanno mantenuto i contatti con i potenziali clienti che, peraltro, sono stati conservati per una prossima auspicabile ripresa dei lavori e delle attività in genere;
solo se queste medie e piccole realtà aziendali saranno aiutate e salvate dal fallimento potranno rientrare e non saranno sostituite da altre ditte straniere -:
se non ritengano di assumere urgentemente le iniziative necessarie alla sospensione delle imposte e alla liquidazione dei crediti maturati, dando così seguito agli impegni presi già da tempo, al fine di consentire alle imprese italiane di rientrare in Libia, saldare i debiti ai nostri connazionali e ai libici, nonché riprendere le posizioni che e nonostante raggiunte con tanti sacrifici, evitando così il rischiodi venire sostituite da concorrenti società straniere.

5 dicembre 2011

(3-01959)

X