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Interrogazione orale 3-02131al Ministro dello Sviluppo economico sul pane surgelato

COMPAGNON. - Al Ministro dello sviluppo economico. –

Per sapere - premesso che:

l'articolo 4 del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, ha introdotto nel nostro ordinamento alcune disposizioni finalizzate alla promozione di un assetto maggiormente concorrenziale dell'attività di produzione di pane, assicurando una più ampia accessibilità dei consumatori ai relativi prodotti; di fatto, con l'abrogazione del sistema autorizzatorio previgente che disciplinava l'apertura di nuovi forni mediante rilascio di licenze contingentate, i panificatori sono stati in assoluto la prima categoria ad essere «liberalizzata», chiedendo in cambio strumenti normativi che consentissero ai consumatori una miglior trasparenza sul prodotto che acquistavano ed alle imprese di confrontarsi efficacemente con il nuovo mercato;

a tal riguardo, la norma disponeva, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto (quindi entro l'11 agosto 2007), l'emanazione, da parte del Ministro dello sviluppo economico, di un decreto volto a disciplinare, conformemente al diritto comunitario, le denominazioni di:

a) «panificio» - da riservare unicamente alle imprese che provvedono alla produzione del pane in tutto il suo ciclo di produzione, dalle materie prime alla cottura finale distinguendole in tal modo da chi si limita a completarne la cottura;

b) «pane fresco» - da riservare esclusivamente al pane commercializzato entro 76 ore dall'inizio della produzione e non sottoposto a conservazioni intermedie o finali (quali, ad esempio, il precotto surgelato);

c) «pane conservato» - da riservare al pane conservato, a qualunque titolo e in qualunque modo, prima della vendita;

nonostante la Commissione europea abbia espresso in merito due pareri circostanziati, con le indicazioni recepite sin dal 2008 in una bozza del Ministero dello sviluppo economico, ad oggi tale regolamento non è ancora stato emanato, determinando confusione ed incertezza sul mercato tra «pane fresco» e «pane», spesso proveniente da altri Paesi e solamente completato nella sua cottura in Italia;

tale ritardo appare ingiustificato ed inammissibile anche rispetto all'azione del Governo che ha posto il tema delle liberalizzazioni al centro della suo programma -:

se non ritenga urgente ed improcrastinabile l'adozione del citato regolamento attuativo dell'articolo 4 del decreto-legge, n. 223 del 2006, per completare la liberalizzazione di un settore che interessa 26mila imprese di panificazione italiane, con oltre 250 mila addetti, che direttamente e nell'indotto operano nel comparto.

28 febbraio 2012

(3-02131)

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