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Interrogazione 4-16280 ai Ministri dell'interno, della giustizia e della coesione territoriale sulle intenzioni del Governo in merito al distacco territoriale del Comune di Cinto Caomaggiore dal Veneto e alla sua aggregazione al Friuli Venezia Giulia

COMPAGNON. - Al Ministro dell'interno, al Ministro della giustizia, al Ministro della coesione territoriale.- Per sapere - premesso che:

con delibera n. 45 del 31 ottobre 2005, il consiglio comunale di Cinto Caomaggiore (Venezia) avviava l'iter procedurale di referendum per il distacco dalla regione Veneto e l'aggregazione alla regione Friuli Venezia-Giulia, poi dichiarato legittimo dalla Corte di cassazione con ordinanza del 29 novembre 2005;

sebbene il comune di Cinto Caomaggiore ricada nella provincia di Venezia, i suoi legami con la regione Friuli Venezia Giulia sono profondi e antichi, ciò tanto per ragioni storiche (dal 568 dopo Cristo, il ducato friulano faceva parte del regno dei Longobardi per poi, dopo oltre 1.200 anni, essere sottratto ai territori della Repubblica di Venezia ed essere restituito all'Impero asburgico), per ragioni etnico-culturali-linguistiche (appartiene alla minoranza friulanofona della provincia di Venezia), geografiche (si colloca a 83 chilometri da Venezia e a 22 chilometri da Pordenone), nonché economiche (il comune ed il suo hinterland hanno fornito e forniscono manodopera all'industria pordenonese);

a seguito della deliberazione del Consiglio dei ministri n. 40 del 19 gennaio 2006, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con i Ministri dell'interno e della giustizia, veniva emanato il decreto del Presidente della Repubblica 19 gennaio 2006, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 19 del 24 gennaio 2006, con il quale veniva indetto, nel territorio del comune di Cinto Caomaggiore, il suddetto referendum;

l'ufficio centrale per i referendum presso la Corte di cassazione accertava che il risultato era favorevole al distacco territoriale del comune di Cinto Caomaggiore dalla regione Veneto ed alla sua aggregazione alla regione Friuli Venezia Giulia (al referendum partecipavano 1.956 elettori su 2.994 aventi diritto, pari al 65,3 per cento; i «sì» al quesito referendario erano 1.790, cioè il 91,5 per cento dei votanti, superando il doppio quorum richiesto);

del risultato del referendum veniva data comunicazione nella Gazzetta Ufficiale n. 93 del 21 aprile 2006 a cura della Presidenza del Consiglio dei ministri ai sensi dell'articolo 45, terzo comma, della legge n. 352 del 1970 e successive modificazioni;

dalla data della predetta pubblicazione iniziavano a decorrere i sessanta giorni entro i quali il Ministro dell'interno avrebbe dovuto presentare al Parlamento il disegno di legge di natura ordinaria, come stabilito dall'articolo 132, secondo comma della Costituzione e dall'articolo 46, terzo comma della legge n. 352 del 1970;

solo un anno dopo, ovvero il 17 aprile 2007, il Governo presentava il disegno di legge in materia di distacco del comune di Cinto Caomaggiore dalla regione Veneto e sua aggregazione alla regione Friuli-Venezia Giulia ma attribuiva al medesimo natura costituzionale con i relativi maggiori oneri procedurali rispetto alle leggi ordinarie (n. 2526);

in seguito allo scioglimento anticipato delle Camere e alle elezioni politiche del 2008, il disegno di legge costituzionale n. 2526 decadeva e non veniva ripresentato dal nuovo Ministro dell'interno, Roberto Maroni, il quale disattendeva le prescrizioni legislative sopra richiamate e confermate dalla sentenza del 21 febbraio-9 marzo 2007, n. 66 della Corte costituzionale e dall'ordinanza 10-12 gennaio 2011 della medesima, n. 11;

la procedura di distacco-aggregazione si pone, tra gli altri, l'obiettivo di collocare il territorio del comune di Cinto Caomaggiore all'interno della regione di pertinenza linguistica, ovvero la Regione Friuli Venezia Giulia, uniformemente al dettato del punto b), articolo 7, parte II della «Carta europea delle lingue regionali o minoritarie» che afferma il principio in virtù del quale deve essere rispettata l'area geografica di ogni lingua regionale o minoritaria, facendo in modo che le divisioni amministrative già esistenti o nuove non ostacolino la promozione di tale lingua regionale o minoritaria -:

se intendano giungere alla rapida presentazione di un disegno di legge ordinario che sancisca la modifica dei confini delle regioni coinvolte, conformemente a quanto espresso dalla volontà popolare attraverso lo strumento referendario.

28 maggio 2012

(4-16280)

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