mercoledì 16 maggio 2012 10:13 < Indietro

Interrogazione 3-02273 Al Ministro dell'economia e delle finanze al Ministro dello sviluppo economico per sollecitare un intervento a favore delle PMI che operavano in Libia

COMPAGNON. - Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro dello sviluppo economico.- Per sapere - premesso che:

le aziende italiane che operavano in Libia prima della crisi del febbraio 2011 ed ormai rientrate in patria da oltre un anno lamentano sia la mancata erogazione degli indennizzi per i crediti maturati per contratti stipulati antecedentemente alla crisi, che la mancata sospensione della riscossione dei tributi su proventi che non hanno ancora incassato;

tali crediti ammontano a 230 milioni di euro, cifra irrisoria se paragonata ai sette miliardi dei fondi congelati e ai cinque miliardi del Trattato di Amicizia Italo-Libica (che, peraltro, dovrà essere sicuramente ritrattato);

nonostante il Governo Berlusconi abbia accolto vari ordini del giorno presentati sul punto da diversi parlamentari di tutte le forze politiche (Compagnon n. 9/4451/19, Gidoni n. 9/4551/1 e n. 9/4612/159; Gottardo n. 9/4551/20 e Rosato n. 9/4551/23) ed altrettanto abbia fatto il Governo Monti (ordine del giorno Gidoni 4829/A/194), il ministro competente non ha ancora dato seguito agli impegni assunti e l'Agenzia delle entrate non ha ancora impartito alcuna disposizione circa la sospensione della riscossione dei tributi che le imprese hanno doluto versare al fine di non incorrere in sanzioni penali;

il 2 febbraio 2012 durante lo svolgimento alla Camera dei deputati dell'interpellanza urgente 2-01336, il Sottosegretario di Stato per gli affari esteri, Staffan de Mistura, ha ribadito che, per quanto riguarda l'aspetto interno e fiscale dei crediti delle circa 130 imprese italiane operanti in Libia, la Farnesina: «(...) sta insistendo con il Ministero dell'economia e delle finanze affinché si trovi una formula rapida per assistere aziende le quali, altrimenti, verrebbero penalizzate due volte»;

dopo la visita del Presidente del Consiglio dei ministri a Tripoli del 21 gennaio 2011, nei mesi successivi sono avvenuti incontri interlocutori di delegazioni italiane in Libia e libiche in Italia per definire la composizione diplomatica della vicenda, nonché nuovi meccanismi di collaborazione tra i due Paesi;

pur essendo un Governo ben lontano dall'essere ostile verso il nostro Paese, una parte delle autorità libiche avrebbero ventilato il dubbio che, nel computo dei crediti italiani, vi sarebbero anche quote di tangenti richieste dal vecchio regime di Gheddafi che potrebbero rendere più complessa la composizione della partita diplomatica;

il Consiglio dell'Unione europea nell'ambito delle risposte a due interrogazioni presentate nell'autunno del 2011 dai parlamentari Angelini e Serracchiani, comunicava che era stato autorizzato lo sblocco dei fondi congelati per il pagamento dei crediti maturati;

ad oggi non esiste altra possibilità di salvezza dal fallimento per le aziende italiane operanti nel Paese nord-africano, se non un sollecito piano di rientro dei loro crediti, in mancanza del quale esse saranno sostituite da realtà straniere concorrenti e già presenti sul territorio libico -:

se ritenga opportuno inserire nelle prossime iniziative normative precise disposizioni volte alla sospensione delle imposte e alla liquidazione dei crediti maturati, dando così seguito agli impegni assunti già da tempo.

16 maggio 2012

(3-02273)

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