venerdì 07 settembre 2012 12:09 < Indietro

Dichiarazione di voto sulla ratifica ed esecuzione dell'Accordo di coproduzione cinematografica tra la Cina e l'Italia

COMPAGNON. Signor Presidente, questa è forse una delle ratifiche più delicate tra le tante che passano in quest'Aula e riguarda l'Accordo di coproduzione cinematografica, come ricordato anche dai colleghi, con il Governo della Repubblica popolare cinese e di interpretazione dell'articolo 10.
L'Accordo era già stato presentato alle Camere nel corso della XIV e della XV legislatura ed era stata licenziato contestualmente all'approvazione di due ordini del giorno, che chiedevano al Governo un impegno a favore dello sviluppo e della verifica del rispetto dei diritti umani in Cina, ma per questo motivo, in modo particolare, l'iter del provvedimento non è ulteriormente proseguito.
Risultano ancora in sospeso alcune delicate questioni in ragione dell'evidente contrasto tra l'articolo 10 dell'Accordo, in tema di censura, e il dettato della Costituzione italiana in tema di libertà di espressione. Si tratta di questioni che, come detto, hanno già portato al rinvio del provvedimento nelle due precedenti legislature. Peraltro, il problema della censura non è stato del tutto risolto neanche dalla Nota di interpretazione successivamente sottoscritta, volta a prevenire interventi censori da parte cinese sulle opere coprodotte, misura ovviamente incompatibile con il nostro ordinamento.
Tale Nota prevede, in primo luogo, che la preventiva approvazione provvisoria dell'opera filmica avverrà distintamente in Italia e in Cina nel quadro delle rispettive regole interne. Vorrei ricordare che il Governo di Pechino ha di recente impedito l'accesso a Internet, non tollerando la pubblicazione di messaggi contrari alla linea governativa, e che, soprattutto, è al primo posto nella classifica che Amnesty International e Nessuno tocchi Caino stilano ogni anno, con oltre 5 mila esecuzioni all'anno. Questi sono fatti che non depongono a favore delle autorità governative cinesi.
Come è emerso dal dibattito in Commissione, era indispensabile accompagnare la ratifica dell'Accordo ad un ordine del giorno in Assemblea efficace e non formale, perché, se è vero che la Cina è un Paese strategico e ha compiuto significativi passi civili e politici, quello della libertà d'espressione risulta ancora un campo immacolato e, a tale proposito, signor Presidente, vorrei aggiungere la mia firma all'ordine del giorno Mecacci n. 9/4250/2.
Voteremo, pertanto, a favore della ratifica pur con tutti i dubbi e le perplessità che ancora permangono, confidando che si possa con il dialogo e la cultura ridurre le barriere che si frappongono al pieno sviluppo della democrazia e della libertà in quel Paese.

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