venerdì 07 settembre 2012 12:09 < Indietro

Dichiarazione di voto Ratifica ed esecuzione dell'Accordo sul partenariato e la cooperazione di lungo periodo tra la Repubblica italiana e la Repubblica islamica dell'Afghanistan

COMPAGNON. Signor Presidente, anche questo Accordo entra in una cornice entro la quale ricondurre i rapporti tra l'Italia e l'Afghanistan. Si tratta di un altro di quei Paesi riguardo al quale, se dovessimo approfondire quello che succede ogni giorno, ci porteremmo su posizioni veramente distanti. Fatto sta che oltre al rafforzamento della presenza diplomatica e civile del nostro Paese ad Herat - ne sono testimonianza le tante iniziative, penso alle associazioni collegate agli alpini che da tutta Italia organizzano iniziative nell'interesse della popolazione che permettono di considerare il nostro Paese come uno dei Paesi di riferimento e rispettati in Afghanistan - la cooperazione italiana punterà anche alla promozione ovviamente dei diritti umani ma soprattutto alla lotta al traffico degli stupefacenti. Non dobbiamo dimenticare che il traffico degli stupefacenti non è un problema che riguarda l'Afghanistan ma tutto il mondo e tutto quello che succede anche nel nostro Paese è consequenziale alle capacità di esportazione di stupefacenti, per cui è evidente che ci sarà la necessità che venga garantita anche una trasparenza nell'allocazione e gestione delle risorse finanziarie che il nostro Paese farà affluire verso l'Afghanistan. È anche vero che il Paese è tra i più poveri del mondo, con tragiche ineguaglianze, e, solo per sottolineare nuovamente l'importanza del traffico di droga, lo stesso costituisce il 9 per cento del PIL, che vale, ricordo, oltre 1 miliardo e mezzo di dollari.
È evidente che anche l'uccisione di Bin Laden e la situazione di Al Qaeda che ha ricevuto brutti colpi non sono stati sufficienti per migliorare di molto la situazione in quel Paese. È pertanto necessario, alla luce delle cose dette, proseguire nell'intervento internazionale di assistenza al Paese per giungere, in un futuro non troppo lontano speriamo, a condizioni accettabili non solo dal punto di vista economico ma soprattutto politico, rinviando - questo voglio sottolinearlo - ad altre sedi il dibattito relativo alla ridefinizione della presenza militare in Afghanistan che sicuramente non è secondario ma che in questo momento secondo me dobbiamo rivedere in un'altra ottica.
Concludo dicendo che, anche alla luce degli interventi sul provvedimento precedente - per l'amor di Dio, condivisibili - questi Paesi prima crescono e più crescono e meglio sarà per loro, ma non solo per loro perché se questi Paesi crescono i problemi per tutto il contesto internazionale saranno minori. Quello che emana, quello che esporta, le tensioni che creano situazioni come quella dell'Afghanistan o altre nel mondo pesano nel contesto internazionale, quindi guerre, tragedie e quant'altro.
Allora, quali sono le strade? È ovvio che, per quello che succede ai cristiani o anche per altre situazioni, verrebbe di portare avanti una chiusura netta, ma le strade sono due: o questa della democrazia, dell'aiuto, della cooperazione e della collaborazione che è la più difficile, la più costosa magari, quella che fa reprimere anche i sentimenti giustamente di reazione, o altrimenti chiudiamoci in noi stessi come Paese e andiamo alla guerra ogniqualvolta c'è qualcosa che non funziona. Le cose che non funzionano non funzionano di più nei Paesi dove c'è meno democrazia, dove c'è meno democrazia abbiamo il compito noi, nonostante i nostri problemi interni, di apportare il contributo massimo affinché possano crescere. È anche per queste considerazioni che preannunciamo il voto favorevole anche su questa ratifica.

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