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Intervento in discussione generale della pdl cost.le AC 5148-B - D'iniziativa del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia: Modifica dell'art.13 dello Statuto speciale della regione Friuli-Venezia Giulia, di cui alla legge costituzionale 31 gennaio 1963, n. 1


ANGELO COMPAGNON. Signor Presidente, intervengo anch'io brevemente per testimoniare in quest'Aula la volontà del gruppo dell'UdC - e, ovviamente, anche la mia, in quanto parlamentare eletto nella circoscrizione del Friuli Venezia Giulia - rispetto a questa quarta lettura della riforma costituzionale che riguarda la riduzione dei consiglieri regionali della nostra regione, cioè della regione Friuli Venezia Giulia.
Devo dire che questo momento ricopre un aspetto fondamentale e significativo, se non altro perché inserito in una situazione nazionale molto delicata, dove si parla sempre e sempre di più dei costi della politica, dove si parla di riduzione non solo dei consiglieri regionali ma dei parlamentari, dove si parla di abolizione delle province, dove si parla di aggregazioni di comuni, in altre parole, praticamente, dei costi degli apparati pubblici. Si tratta in sostanza di una rincorsa, da parte di tutti, a cercare di ridurre tutte le spese cosiddette superflue, o comunque eccessive, per quanto attiene alla politica.
Allora oggi il Parlamento, per la seconda volta per quanto riguarda la Camera, per la quarta volta tra Camera e Senato, ha la possibilità di dare un primo segnale concreto per quanto attiene alla riduzione dei consiglieri regionali e inizia proprio dal Friuli Venezia Giulia. Devo dire che il Parlamento non è artefice di questa soluzione da solo. Il Parlamento fa questa modifica di carattere costituzionale perché la stessa regione, come la regione Sicilia, che seguirà a questo punto all'ordine del giorno, e la regione Sardegna, guarda caso tutte e tre regioni a statuto speciale, hanno scelto, e deciso prima loro la riduzione, quindi l'autoriduzione, dei consiglieri regionali.
Per quanto riguarda la nostra regione, se questo dovesse passare, come mi auguro, se ci sarà la presenza necessaria, perché sappiamo che non basta la maggioranza semplice dei votanti ma ci vogliono i 316, non solo presenti, ma votanti a favore, se questo, come mi auguro, dovesse avvenire, sarà immediatamente percepibile, in quanto la regione Friuli Venezia Giulia, regione a statuto speciale, andrà al voto il 21 aprile. Non è andata al voto con l'election day assieme alle elezioni politiche perché, per fare quello, il presidente della giunta si sarebbe dovuto dimettere, in quanto la finestra che la legge regionale prevede non contemplava il 24 febbraio.
Però, comunque, al di là di questo, al di là dei tempi e dell'opportunità o meno di fare l'election day, sta di fatto che il 21 aprile si vota in Friuli Venezia Giulia e, se questa Camera approverà in quarta lettura la riduzione dei consiglieri regionali, avremo il primo segnale preciso di una volontà comune che parte dalla regione Friuli Venezia Giulia, e quindi di quasi tutto o, credo, tutto, meno uno, il consiglio regionale. Il Parlamento ha, secondo me, il dovere di recepire questo. Queste parole bastano, secondo me, per giustificare il punto all'ordine del giorno di oggi.
Per la verità non si dovrebbe nemmeno parlare, perché oggi essere responsabili, politicamente parlando, significa dare dei segnali precisi alla comunità, dare dei segnali precisi alla nostra popolazione, soprattutto a quella popolazione, che sono di fatto gli elettori, che in questo momento vede nella politica, non a torto, la grande causa e tutte le colpe che poi si ripercuotono nelle difficoltà del nostro Paese. Così non è, in parte è vero, ma così non è. Adesso la politica deve dare dei segnali, deve dare dei segnali precisi e questo è un primo segnale che può dare. Alcuni li ha dati anche qui, il Parlamento. Ricordo la riduzione dei costi della politica, la riduzione del finanziamento ai partiti. Tuttavia sono forse segnali che si sono già dimenticati e forse anche insufficienti, non lo so.
Certo è che abbiamo il dovere e la responsabilità, da adesso in avanti, di dare segnali precisi e forti. Questo è il primo che il Parlamento può dare. Questo è il primo e quello che andrebbe in vigore subito: nell'arco di un paio di mesi ci sarebbe già il primo risultato della riduzione dei costi della politica.
Per questo, personalmente, ma a nome ovviamente del gruppo dell'Unione di Centro, nel dichiararmi favorevole alla riduzione e, quindi, all'approvazione di questa riforma di rango costituzionale, mi auguro che nel pomeriggio alle 18 si approvi questo disegno di legge. Infatti, è stato così deciso dalla Conferenza dei presidenti di gruppo, perché anche la scelta di votare alle ore 18, sospendendo eventualmente, se dovesse essere ancora in corso, il dibattito sugli altri punti all'ordine del giorno, è per mettere nella condizione tutti i parlamentari di dare un segnale forte al nostro Paese, ancorché minimo nella complessità, ma importantissimo per la sua valenza di responsabilità nei confronti dei cittadini.
Uno ogni 25 mila abitanti saranno, come diceva prima il presidente Bruno, i consiglieri eletti, quindi con una riduzione, secondo l'ISTAT, di circa di 10 consiglieri regionali. Si tratta di un bel segnale di serietà, di responsabilità e di coerenza rispetto alle parole che vengono dalla bocca di tutti i politici e della riduzione dei costi. Mi auguro che l'Aula di Montecitorio e, quindi, i parlamentari attualmente ancora in carica siano presenti e abbiano la forza, il coraggio e la responsabilità di dare in quel senso un segnale per essere, come dicevo prima, in grado di rispondere seriamente e fattivamente al grido di cambiamento, di pulizia e di riduzione dei costi della politica che viene dal resto del Paese.

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