mercoledì 10 giugno 2009 11:06 < Indietro

Dichiarazione sulla posizione della fiducia al Disegno di legge: Intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali (A.C. 1415-A) ed abbinate

COMPAGNON: Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, colleghi, il provvedimento in questione incide sulla delicata materia delle intercettazioni telefoniche ed ambientali al fine di contemperare in maniera più adeguata rispetto all'attuale disciplina le necessità investigative e la libertà dei cittadini di essere informati in ordine a vicende giudiziarie di pubblico interesse, nonché il diritto degli stessi cittadini a vedere tutelata la propria riservatezza. Il rispetto della vita privata e familiare, nonché la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee, costituiscono infatti valori tutelati oltre che dalla Carta costituzionale anche dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali. L'enormità del numero delle intercettazioni (143.514 è il totale chiesto alla Telecom Italia negli anni 2007 e 2008 per le utenze fisse e mobili da tutte le procure), l'indebita pubblicazione sui giornali e su Internet dei testi delle stesse, l'enormità ed incontrollabilità del numero affidato alla valutazione del magistrato e dei relativi costi (che da soli superano ampiamente l'intero ammontare delle spese del funzionamento della giustizia) hanno reso indispensabile un urgente intervento. Le degenerazioni venute alla luce con il caso Genchi hanno poi evidenziato le notevoli risorse investite per i tecnici. Sarebbe ragionevole che le procure scegliessero come consulenti le forze dell'ordine, che hanno la professionalità giusta per offrire gli stessi servizi. Condividendo la necessità di ricondurre l'utilizzo dello strumento delle intercettazioni nell'alveo della ragionevolezza e dell'uso corretto al fine di impedire gli abusi, senza però cadere nell'eccesso opposto di ostacolare il corso delle indagini e la condanna dei colpevoli, l'Unione di Centro Pag. 21non ha fatto mancare il proprio contributo costruttivo e senza pregiudizi.
Le modifiche più importanti accolte in Commissione, finalizzate ad una corretta e buona amministrazione della giustizia, hanno riguardato infatti il ripristino dei reati finanziari tra quelli intercettabili, la necessità dell'assenso scritto del procuratore della Repubblica (ovvero del procuratore aggiunto o del magistrato appositamente delegati) ai fini della richiesta di autorizzazione a disporre le intercettazioni da parte del pubblico ministero al tribunale, l'obbligo del segreto sui verbali, le registrazioni e i supporti relativi alle conversazioni o ai flussi di comunicazioni informatiche o telematiche custoditi nell'archivio riservato, nonché sulla documentazione ad essi inerente, la competenza di indagare di altro ufficio giudiziario determinato ex lege diverso da quello compreso nel distretto di corte d'appello in cui avviene la fuga di notizie, la previsione di un budget di spesa per le intercettazioni da assegnare a ciascuna corte d'appello responsabilizzando così il procuratore generale. Non mancano, però, nodi ulteriori da sciogliere, a partire dalla questione dei presupposti per l'adozione di provvedimenti di intercettazioni e del bilanciamento tra il diritto alla privacy e il diritto all'informazione.
Il maxiemendamento del Governo ci torna su, ma senza far venir meno le ragioni di un motivato dissenso da parte nostra. Prevedere che solo evidenti indizi di colpevolezza possano giustificare il ricorso all'intercettazione telefonica non supera le obiezioni da più parti sollevate. Infatti, nella trasformazione dei requisiti da oggettivi in soggettivi il rischio è che le intercettazioni siano utilizzate solo per corroborare acquisizioni già maturate lasciando sguarnito il campo vasto che intercorre tra la notizia di un reato, l'individuazione dei soggetti solo parzialmente responsabili e la specificazione di una o più responsabilità penali personali suffragate da indizi di colpevolezza gravi o evidenti che siano. Quanto alla previsione della reclusione fino a tre anni per chi pubblica intercettazioni destinate alla distruzione o comunque non rilevanti, essa appare eccessiva in quanto potenzialmente lesiva della libertà di stampa garantita dalla Costituzione. Tutt'altro che condivisibili sono anche gli inasprimenti pecuniari in danno agli editori. Come è del tutto evidente, la responsabilità di una divulgazione di verbali di intercettazioni non può certo essere imputata a chi per mestiere ha quello di informare i cittadini dei fatti di rilevanza. Termino il mio intervento dicendo che gli abusi e le distorsioni vanno giustamente perseguitati e certamente sarebbe necessaria anche una maggiore attenzione alle regole deontologiche, ma queste giuste preoccupazioni non possono mettere a rischio il diritto-dovere di informazione dei giornalisti così come quello dei cittadini ad essere informati.
Signor Presidente, il rammarico, infine, è per non aver potuto, per colpa dell'ennesima fiducia, contribuire seriamente a migliorare un testo che, come ho detto all'inizio, trovava da parte nostra molta condivisione: questa è la preoccupazione più grande che rimane e che purtroppo continua in quest'Aula da parte dell'UdC (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro).

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