martedì 19 maggio 2009 09:05 < Indietro

Dichiarazione di voto finale sul Disegno di legge: Legge comunitaria 2008 - (A.C. 2320-A)

COMPAGNON: Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, intervengo a nome del gruppo UdC per sottolineare come il dibattito odierno abbia rappresentato l'ennesima occasione mancata per discutere sul modo con cui si procede all'approvazione del disegno di legge comunitaria. Abbiamo esaminato una Relazione sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea riferita al 2007 e votiamo un disegno di legge comunitaria per il 2008: siamo di fronte ad un ritardo inaccettabile se consideriamo che proprio i Parlamenti nazionali dovrebbero essere, secondo i trattati e ancor di più per il Trattato di Lisbona non ancora in vigore, uno dei principali strumenti di compensazione del cosiddetto deficit democratico del sistema europeo. Il nostro Parlamento è invece all'inseguimento, esaminando un provvedimento omnibus, complesso e tardivo che in larga parte non adempie agli obblighi, ma rinvia l'adempimento stesso all'emanazione di decreti delegati. Infatti, anche se la percentuale dell'Italia è migliorata negli anni, secondo il rapporto pubblicato dal Segretariato generale della Commissione europea sull'attuazione delle direttive comunitarie ad aprile 2009, l'Italia si pone ancora come fanalino di fanalino di coda al ventiquattresimo posto della classifica, seguita solo da Lussemburgo, Portogallo e Grecia. Non entrerò nel merito dell'articolato del provvedimento limitandomi a svolgere alcune considerazioni di carattere generale che credo sia opportuno porre all'attenzione del Governo e di questo Parlamento. Sul piano strategico riteniamo che sia giunto il momento di prevedere finalmente una sessione comunitaria così come si fa per il bilancio, collocandola all'inizio dell'anno, in raccordo con la Presidenza o le Presidenze di turno europee, in cui affrontare la discussione sulle problematiche europee. La sessione diventa uno strumento utile di ricognizione della situazione e di definizione delle strategie per qualificare la nostra presenza in Europa, ma non è l'unico strumento su cui agire. La legge comunitaria, come strumento omnibus, deve essere considerata un rimedio estremo. L'attuazione delle direttive deve avvenire con tutti gli strumenti ordinari e con l'intervento di tutti i livelli di produzione normativa abilitati ad adempiere. Per evitare i ritardi è opportuno agire con altri strumenti, come ad esempio l'istituzione presso ogni Ministero che siede ad un tavolo europeo, o che partecipa al Comitato interministeriale, di un nucleo che segua sia la fase ascendente, sia quella discendente. Ciò si rende necessario per poter trasmettere al Parlamento analisi di conformità dell'ordinamento, per stimolare atti di indirizzo nella fase ascendente ed, infine, per facilitare la scrittura della delega nella fase discendente. Nell'affrontare l'esame del disegno di legge comunitaria è opportuno valutare con attenzione gli spazi di discrezionalità che vengono lasciati per la sua attuazione, facendo ricorso, ad esempio, allo strumento della delegificazione. Rispetto alle deleghe, invece, occorrerebbe stabilire dei criteri di massima validi ogni anno, ricorrendo invece a criteri specifici solo (e solo quando) le condizioni ne postulassero l'esigenza. La direttiva dettagliata è diventata di fatto una patologia del sistema, nonostante essa sia già una sorta di delega. Una volta scelta la strada della delega legislativa, occorre evitare di portare tutte le direttive nell'allegato B, aggravando di conseguenza il procedimento. Il parere si deve prevedere solo nei casi in cui si rende veramente necessario il controllo parlamentare. La discussione del disegno di legge comunitaria è sconosciuta alla maggior parte dei deputati - e questa è una verità, purtroppo - e solo quando impatta su temi sensibili li coinvolge. Se il provvedimento è formulato affastellando le direttive, il parlamentare vota su cose che non conosce e, quindi, viene meno la possibilità di una discussione seria. È necessario, evidentemente, un cambiamento. Molti si lamentano anche della latitanza italiana presso le istituzioni europee e, purtroppo, anche questo è vero. Anche qui occorre fare qualcosa. Sarebbe allora opportuno inviare a Bruxelles persone professionalmente preparate che possano presenziare alle Commissioni e svolgere con mandato pieno il proprio lavoro e che al termine della missione mettano il loro bagaglio di esperienza a disposizione dei nuclei degli affari comunitari presso i Ministeri, oppure, utilizzarli in rappresentanza dell'Italia, del nostro Paese, così come fanno peraltro Francia e Germania, per i concorsi banditi dalla Commissione.
Onorevoli colleghi, è evidente la necessità di qualche correttivo, anzi più di qualche correttivo. Oggi stiamo approvando un provvedimento concepito in una fase totalmente cambiata per effetto della crisi: è cambiato il quadro di riferimento senza che ci sia stato un adeguamento degli strumenti. Se queste sono le premesse, non possiamo che constatare e rappresentare il pericolo di un progressivo allontanamento dell'attività normativa dalle istituzioni europee, percepite come un apparato burocratico distante dai bisogni dei cittadini e, soprattutto, dalla vita reale del Paese. Questa è, purtroppo, un'altra verità.
Per questo motivo, per quanto ci riguarda come UdC, non vogliamo che ciò accada. In quest'ottica, l'UdC presenterà a breve una proposta di legge sul punto, proprio volta a creare maggiori condizioni di vicinanza con i cittadini. Approfitto dell'occasione di questa dichiarazione di voto per manifestare anche tutto il mio disappunto nei confronti della decisione del Governo di non accogliere il mio ordine del giorno che andava proprio in tal senso, ovvero quello di tutelare il consumatore finale nei mercati europei. Si tratta di un'occasione persa a tutela dei consumatori, anche a fronte della crisi che stiamo attraversando.
La mia parte politica, cioè l'UDC, con un'opposizione costruttiva e di responsabilità nazionale, annuncia in ogni caso un voto favorevole, sottolineando la circostanza che la discussione della legge comunitaria ci ha consentito, comunque, di dare un contributo critico ma costruttivo, che purtroppo di solito non ci è permesso, per i troppi voti di fiducia che sono diventati la regola e non l'eccezione e che troppo spesso hanno stroncato il dibattito in Parlamento. Siamo convinti con la nostra posizione, anche stavolta, di aver dato un segnale di grande responsabilità e coerenza e di disponibilità, soprattutto, ad intervenire in tutto quello che può essere prima di tutto e soprattutto l'interesse del nostro Paese (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro).

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