giovedì 14 maggio 2009 10:05 < Indietro

Dichiarazione sulla posizione della fiducia al Disegno di legge: Disposizioni in materia di sicurezza pubblica - (A.C. 2180-A)

COMPAGNON: Signor Presidente, quest'Aula si trova per la tredicesima volta in un anno a votare sulla questione di fiducia al Governo, un metodo questo che, insieme allo straordinario ricorso alla decretazione d'urgenza, testimonia una cosa sola: questa maggioranza, che pure è numericamente la più ampia della storia repubblicana, non si fida della libertà dei suoi parlamentari. Non è un caso che in diversi voti a scrutinio segreto, quindi nell'unica possibilità di libera espressione del voto di quest'Aula, sia stata battuta. Il Governo ha paura non tanto dell'ostruzionismo delle opposizioni, che su questo tema non vi è mai stato (basti guardare tutti gli emendamenti presentati dall'UdC e dagli altri gruppi), ma della sua maggioranza.
Poi c'è il problema della propaganda in campagna elettorale: è sotto gli occhi di tutti questa rincorsa alla propaganda tra la Lega, che pure rivendica la paternità di un'impostazione ideologicamente contraria al fenomeno dell'immigrazione e il Premier Berlusconi, che sembra farsi dettare la linea dalla stessa Lega, ma in realtà rincorre, come sempre, gli umori degli italiani che i sondaggi gli riportano. Così assistiamo ad una gara a chi è più inflessibile, come direbbe il Ministro Maroni più cattivo verso i clandestini, a prescindere da chi può chiedere asilo, da chi viene per delinquere, da chi invece affronta un viaggio a rischio della vita solo per disperazione o alla ricerca di un lavoro, magari con figli piccoli o in grembo. A poco servono le smentite a mezza bocca del portavoce di turno; ricordo oggi Salvini che propone i vagoni per i milanesi o ieri Borghezio che spruzzava di disinfettante le clandestine: sempre sui treni la Lega fa la sua propaganda. Ma quando questa rumorosa propaganda finirà, i problemi resteranno sul tappeto: dai centri di raccolta libici che già scoppiano - e non sono certo come quelli di Lampedusa, che peraltro sono già sotto la soglia della vivibilità - agli accordi internazionali ancora non firmati con molti Paesi di origine dei clandestini. È inutile trattenerli nei centri di identificazione e di espulsione per mesi o per anni, perché senza accordi questa è solo una detenzione illegale e non risolutiva e tale problema resterà sul campo, tra l'indifferenza anche dell'Unione europea, nonostante la forza diplomatica che il nostro Governo vanta in campo internazionale. Resteranno, quindi, irrisolti i tanti nodi giuridici legati al rispetto dei diritti umani, che non possono certo essere risolti con una battuta fuori dalla realtà e fuori dalla storia. Come dire: siamo contro quello che l'Italia è già. Così facendo, si perde un'altra occasione per affrontare il problema vero della sicurezza e delle politiche necessarie a tutelare i cittadini dai rischi di diventare vittime di reati più o meno gravi, ma sempre e comunque odiosi. La maggioranza su questo appare vittima di contraddizioni interne e di grande confusione.
Colleghi, siamo al terzo provvedimento governativo in tema di sicurezza nel solo primo anno di legislatura e non è escluso che possa seguirne un quarto nel quale inserire quelle norme sui medici-spia e sui presidi-spia, che solo l'impegno delle opposizioni ha impedito che potessero essere approvate in questo testo. Sono norme odiose ed inaccettabili, che tradiscono un sentimento di ostilità nei confronti degli stranieri e rischiano di causare danni assai più gravi di quelli che vorrebbero limitare, spingendo nella clandestinità la gravidanza, la maternità, l'infanzia o, addirittura, la malattia. In tal modo, verrebbero violati i diritti umani indisponibili, che rappresentano la base della nostra Costituzione, dei nostri valori e della nostra convivenza civile, perché la salute è un bene indispensabile, ma anche indivisibile. Signor Presidente, un disegno di legge ordinario sul tema della sicurezza pubblica presentato dal Governo all'inizio della legislatura avrebbe potuto e dovuto essere una straordinaria occasione di discussione e di confronto parlamentare su scelte di fondo e interventi normativi destinati a durare, su indirizzi non contingenti e su scelte condivisibili dalla maggioranza e dalle opposizioni sui temi che non hanno ragioni di parte. Invece no, le contraddizioni interne alla maggioranza - fiducia, voti segreti e il potere di condizionamento di cui gode la Lega Nord in Pag. 42questo Governo - ci costringono a discutere di un provvedimento confuso in cui rientra tutto e il suo contrario, come in una porta girevole, e che in diverse parti ci avrebbe visto favorevoli proprio perché non abbiamo pregiudizi. Il gruppo dell'Unione di Centro, come anche i colleghi degli altri gruppi di opposizione - devo riconoscerlo - hanno cercato ostinatamente un confronto su questa materia. È così che interpretiamo il nostro ruolo di partito di responsabilità nazionale, che vota «sì» o «no» senza pregiudizi, ma solo se ritiene una legge utile o meno agli italiani. La sicurezza dei cittadini sta a cuore a chi abbia una responsabilità pubblica e, dunque, sul merito dovremo confrontarci, con serenità e con obiettività. È miope una politica che si accontenti di rispondere alla richiesta di sicurezza assecondando la paura degli italiani, come hanno detto questa mattina il Presidente Buttiglione e il collega Tabacci nei loro interventi. Estremizzare il risentimento e farne base del proprio consenso elettorale significa proporre risposte tanto facili quanto sbagliate, buone oggi a rassicurare gli animi, ma incapaci domani di rimuovere i problemi. Non gettiamo fumo negli occhi: i problemi della criminalità sono quelli delle nuove norme che si dispiegano attraverso i nuovi mezzi di comunicazione, come Internet, su cui, per paura di non essere capaci o per un complesso di inferiorità della politica verso questo strumento di innovazione, si è rinunciato ad intervenire. E ancora: quelli della violenza sulle donne, quelli che hanno avuto come vittime soggetti deboli e indifesi, a partire dai bambini e dai minori. Abbiamo già condiviso, anzi tutte le opposizioni hanno attivamente concorso alla definizione di un testo condiviso in materia di stalking e di violenza sulle donne. Per questo abbiamo proposto emendamenti finalizzati a restituire i poteri di coordinamento che devono essere propri del procuratore nazionale antimafia e per questo abbiamo proposto una più compiuta regolazione dell'utilizzazione dei beni confiscati alle organizzazioni criminali. Come vedete, nulla di pretestuoso e nessuna volontà di sottrarsi al confronto, all'individuazione di soluzioni tecniche più efficaci, alla prevenzione e alla repressione del crimine, come il nostro emendamento sulle armi da taglio, trasversalmente riconosciute pericolose, perché usate dai nostri ragazzi per le strade, in discoteca e, perfino, a scuola. Abbiamo letto interviste - dal sindaco Alemanno fino ai Ministri Alfano e Maroni - in cui tutti hanno sostenuto che queste armi sono pericolose. Questo è un provvedimento sulla sicurezza, in quale altro provvedimento sarebbe dovuta entrare una norma come quella proposta dall'Unione di Centro, che tendeva all'inasprimento delle pene per i detentori di queste armi, ad un controllo più severo della vendita - che spesso avviene nei mercatini e persino nei fascicoli alle edicole - e ad un controllo più severo nelle scuole che chiamasse alle proprie responsabilità chiunque operi negli edifici scolastici, dai professori ai bidelli? La maggioranza lo ha respinto. Questo disegno di legge rischia, perciò, di passare alla storia come l'occasione mancata per dare una risposta ad un fenomeno gravissimo che sempre più riempie le cronache dei giornali, ed è invece infarcito di misure demagogiche e censurabili, come l'istituzione delle ronde e la pericolosissima caccia alle streghe messa in atto contro gli immigrati privi di permesso di soggiorno. Lo stesso vale per la previsione del reato di immigrazione clandestina, una fattispecie che non facilita le espulsioni, ma incide negativamente sulla loro efficacia poiché inserisce il clandestino nel circuito della giustizia penale italiana, di cui tutti conoscono il triste e negativo primato di lungaggine; finirà solo per ritardare le espulsioni, aggravare le procedure e aumentare i costi per lo Stato. Questa fattispecie incriminatrice avrà conseguenze pesanti non solo sull'attività degli uffici giudiziari, ma pure sulle forze di polizia, Pag. 43senza contare che l'introduzione di questo reato determinerà nel nostro Paese il nascere di un nuovo schiavismo, quello di centinaia di migliaia di persone che, per timore di essere perseguite, saranno sempre più ricattate dalla criminalità, verso la quale, invece, il nostro Stato dovrebbe essere inflessibile, se non vogliamo correre il rischio di fare la faccia cattiva e dura con i deboli e di essere deboli con i forti.

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