mercoledì 06 maggio 2009 10:05 < Indietro

Dichiarazione di voto finale sul Progetto di legge: Adesione della Repubblica italiana al Trattato di Prüm - (A.C. 2042) ed abbinata

COMPAGNON: Signor Presidente, il gruppo dell'Unione di Centro voterà a favore dell'articolato disegno di legge in esame, il quale, come si evince dal titolo, riguarda diversi interventi collegati tra loro in materia di sicurezza e cooperazione in ambito europeo. Per quanto riguarda l'autorizzazione del Presidente della Repubblica per l'adesione dell'Italia al Trattato di Prüm, riteniamo si tratti di un intervento opportuno. Il Trattato è infatti uno strumento giuridico importante, promosso da alcuni Stati membri e aperto all'adesione di tutti gli Stati dell'Unione europea che intendano perseguire un obiettivo pionieristico di rilancio della cooperazione in questo delicato settore. Gli Stati firmatari del Trattato, pur agendo al di fuori degli strumenti previsti dai trattati, come la cooperazione rafforzata, hanno avviato, come è già accaduto con gli accordi di Schengen per l'apertura delle frontiere, un'azione parallela, finalizzata questa volta a contrastare più efficacemente il terrorismo, la criminalità transfrontaliera e l'immigrazione illegale. Il rafforzamento dello spazio di libertà, sicurezza e giustizia degli Stati dell'Unione europea richiede un approccio innovativo nei confronti dello scambio transfrontaliero dei dati e delle informazioni necessarie per la lotta alla criminalità e all'illegalità. Gli interventi previsti sono coerenti con il contesto giuridico europeo e con le iniziative in atto nel quadro istituzionale dell'Unione europea. In questo senso, il Trattato in oggetto si pone come obiettivo di trasferire le disposizioni nell'assetto giuridico dell'Unione europea. L'apertura delle frontiere, la libera circolazione delle persone e dei capitali, le politiche comuni nell'ambito del mercato unico, la cooperazione tra forze di polizia e tra autorità giudiziarie in materia penale sono sullo sfondo di tutte le azioni in atto (peraltro, l'articolo 29 del Trattato sull'Unione europea afferma: «Fornire ai cittadini dell'Unione un livello elevato di sicurezza in uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia»), ma richiedono anche forme di collaborazione sempre più stretta tra Stati, talvolta con strumenti paralleli. Il Trattato di Prüm, non a caso denominato «Schengen 2», rappresenta quindi un valore aggiunto rispetto al primo accordo di Schengen, in quanto volto a rafforzare la cooperazione transfrontaliera per la lotta al terrorismo, all'immigrazione clandestina e alla criminalità organizzata internazionale e transnazionale. In questo quadro è auspicabile un impegno costante da parte del Governo e della maggioranza, alla quale non mancherà il sostegno dell'UDC per perfezionare anche altri strumenti in ambito comunitario in materia di cooperazione tra forze di polizia e tra autorità giudiziarie in materia penale. Tra i più recenti atti normativi è utile ricordare la decisione quadro 2008/615/GAI, relativa al potenziamento della cooperazione transfrontaliera, soprattutto nella lotta al terrorismo, adottata dal Consiglio dell'Unione europea il 23 giugno del 2008, che tra l'altro integra nel quadro giuridico dell'Unione europea importanti disposizioni del Trattato di Prüm; così anche la decisione quadro 2008/977/GAI, relativa alla protezione dei dati personali, trattati nell'ambito della cooperazione giudiziaria penale e di polizia, adottata peraltro dal Consiglio nel 2008. Riteniamo necessario ed opportuno proseguire su questa strada, anche se rivolgiamo il nostro pensiero alle criticità attinenti i diritti individuali, un'ulteriore questione che deve infatti far parte di un approccio basato sullo scambio di informazioni sensibili e il quadro giuridico come sottostante la tutela dei diritti delle persone e della persona. Tali diritti sono sanciti dalla Convenzione europea sui diritti dell'uomo e sulle libertà fondamentali e dalle tradizioni costituzionali comuni negli Stati membri, che sono ribaditi dalla Carta di Nizza. Ciò rappresenta una cornice europea sufficientemente omogenea e solida per assicurare i diritti individuali ed in particolare il rispetto della vita privata, a partire dal trattamento dei dati personali. L'istituzione nel nostro Paese della banca dati nazionale del DNA e del laboratorio centrale per la banca dati, oltre ad essere necessaria per l'esecuzione stessa del Trattato, è comunque una misura attesa da tempo. Vi è, infatti, l'esigenza di regolamentare una realtà che è già esistente a livello domestico, ove esistano indagini basate sul DNA. Lo stesso Garante per la protezione dei dati personali, in occasione della relazione al Parlamento sulle attività del 2006, ha sottolineato l'esistenza di banche dati genetiche al di fuori di una cornice legislativa. Con il Trattato di Prüm si colmerà così un vuoto normativo attraverso l'introduzione di disposizioni volte anche a tutelare le persone contro l'uso improprio dei dati. L'istituzione della banca dati consentirà, inoltre, una significativa diminuzione dei delitti rimasti senza colpevoli, come dimostrano le statistiche di altri Paesi. C'è poi l'aspetto particolare che riguarda le disposizioni procedurali dirette a disciplinare la materia dell'accertamento tecnico coattivo, volto ad accertare il DNA di soggetti coinvolti in procedimenti penali. Qui è evidente che la questione è molto delicata. Si è trattato, anche in questo passaggio, di colmare un vuoto normativo che oggi, in assenza di norme specifiche, limita significativamente l'attività di indagine della magistratura, privandola di un importante mezzo di ricerca della prova. Tale situazione si è venuta a creare dopo la sentenza della Corte costituzionale n. 238 del luglio 1996 che ha dichiarato l'illegittimità dell'articolo 224, secondo comma, del codice di procedura penale nella parte in cui consentiva al giudice, nell'ambito delle operazioni peritali, di disporre misure che incidevano sulla libertà personale dell'indagato o dell'imputato ovvero di terzi, al di fuori di quelle specificatamente previste nei casi e nei modi previsti dalla legge. Riteniamo, onorevoli colleghi, che tali strumenti possano essere efficaci per contrastare non solo l'immigrazione clandestina, ma anche fenomeni gravi relativi alla tratta degli esseri umani, alcuni dei quali rischiano di espandersi anche nel nostro Paese. Il riferimento va, ad esempio, al traffico di organi, per i quali, da notizie diffuse dallo stesso Ministero dell'interno, potrebbero essere utilizzati i numerosi minori che scompaiono, in particolare, nella fattispecie, nei centri di prima accoglienza. Sono anche questi i motivi per i quali riteniamo si debba procedere sempre con la massima attenzione alla salvaguardia e al rispetto dei diritti delle persone. Auspichiamo, peraltro, uno sforzo per provvedere a portare a termine l'iter di altri strumenti legislativi, come la decisione quadro GAI sulle squadre investigative comuni contenute in accordi e convenzioni internazionali. Il Senato sta esaminando il testo unificato in materia di istituzione di squadre investigative comuni sovranazionali per attuare nell'ordinamento nazionale questa decisione quadro. La previsione di pattuglie comuni è contenuta all'articolo 24 del Trattato di Prüm e da altri trattati come la Convenzione europea relativa all'assistenza giudiziaria in materia penale. Oggi, al di là di alcune situazioni che si sono verificate in quest'Aula, che attraverso il voto segreto hanno permesso di capire come l'Aula, se lasciata libera di votare, ha forse anche posizioni diverse rispetto a quelle che vengono indicate dalla maggioranza, ritengo che quanto si sia approvato oggi fino a questo momento (manca solo il voto finale) sia un provvedimento valido - anche già troppo in ritardo - che può far guardare con serenità al futuro. Per queste ragioni, noi del gruppo dell'Unione di Centro voteremo convintamente a favore di questo provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro).

X