mercoledì 17 dicembre 2008 14:12 < Indietro

Dichiarazione di voto finale sul Ddl di conversione, con modificazioni, del DL n. 162 del 2008: Adeguamento dei prezzi dei materiali da costruzione, sostegno ai settori dell´autotrasporto, dell´agricoltura e... (A.C. 1936)

COMPAGNON: Signor Presidente, ci troviamo di fronte ad un nuovo decreto-legge, ma sarebbe forse il caso di chiamarlo decreto omnibus, varato dal Governo per far fronte alle ennesime questioni cosiddette urgenti e necessarie. Si tratta di un testo che giunge al voto finale in Aula praticamente immacolato, senza che le Commissioni competenti abbiano potuto apportare alcuna modifica e senza che l'Aula stessa abbia potuto apportare qualche modifica per le richiamate ragioni di necessità e urgenza. Ritorna ancora una volta di attualità la questione del continuo utilizzo della decretazione d'urgenza nell'affrontare problematiche non omogenee e quindi in contrasto con le disposizioni e la giurisprudenza che regolano l'uso del decreto-legge. Sia ben inteso che non consideriamo le disposizioni contenute nel testo immeritevoli o di secondo piano, solo che avremmo preferito discuterne e approfondirle magari migliorandole; certamente la portata è vasta. Non si può certo essere contrari a norme che cercano di risollevare e dare respiro alla drammaticità in cui viviamo oggi o in cui oggi si trovano alcuni settori vitali del nostro sistema produttivo. Pensiamo alle infrastrutture che certamente vanno portate avanti per mille motivi nell'interesse, non solo della viabilità o delle esigenze del nostro Paese, ma in termini economici. Pensiamo anche ai settori dell'agricoltura (già da troppo tempo emarginato), della pesca professionale e dell'autotrasporto che già subisce nei costi le bizzarrie del petrolio oppure la concorrenza sleale che spesso arriva dai Paesi esteri. Inoltre, questo provvedimento fa fronte ad esigenze legate ai versamenti tributari conseguenti agli eventi sismici che nel 1977 hanno colpito alcuni comuni delle regioni Umbria e Marche e prevede interventi in materia di protezione civile, con particolare riferimento al grande evento della Presidenza italiana del G8, evento importante al quale tutti teniamo, ma che certamente doveva guardare, per questa soluzione, da altre parti. Tuttavia, qualche considerazione va fatta, in particolare sotto il profilo del metodo utilizzato e soprattutto per la copertura finanziaria delle norme: è proprio lì che i conti non tornano. Con il solito colpo di genio si affrontano questioni sicuramente importanti, ma si continua con i soliti giochetti a danno dei fondi delle aree più critiche del nostro Paese. Mi riferisco all'impiego delle risorse del Fondo per le aree sottoutilizzate che, in questo decreto-legge, vengono usate per interventi non riconducibili alle finalità del Fondo medesimo ed in questa sede, anche oggi come ieri, abbiamo ascoltato questo ritornello da tutte le parti.
Al di là della violazione e delle finalità, ciò che occorre evidenziare è che questa tendenza, o meglio questa cattiva abitudine rischia di pregiudicare la realizzazione degli interventi previsti a carico delle medesime risorse, considerando anche che le risorse del FAS sono prioritariamente destinate ad integrare le risorse comunitarie e non possono risultare, nel loro ammontare, inferiori a quelle concordate in sede europea.Inoltre, tutto questo costa uno scippo di circa 1,3 miliardi di euro presi dalle somme destinate alle aree più disagiate. Tornando al contenuto del provvedimento, mi chiedo perché, nell'approntare gli interventi contenuti all'articolo 2 riguardanti il recupero della competitività di alcuni nostri settori colpiti dall'impennata dei prodotti petroliferi, non siano state previste misure strutturali e permanenti per favorire i settori individuati. L'agricoltura, la pesca, la pesca professionale e l'autotrasporto meritano interventi seri, concreti e strutturali e non piccole, anche se condivisibili, misure tampone, al fine di evitare che al termine dell'effetto decreto - perché questo evidentemente accadrà - i settori in causa tornino a lamentare le stesse lacune in termini di competitività. Inoltre, vorrei ricordare la strana vicenda delle norme recate dall'articolo 3-bis, che un emendamento del relatore ha soppresso. Queste disposizioni vedevano disapplicate le norme civilistiche in materia di diritti dei lavoratori in caso di trasferimento di azienda. Si trattava di una norma diretta ad evitare che nella vicenda Alitalia potessero subentrare ulteriori problemi nel passaggio dei lavoratori licenziati dalla vecchia alla nuova compagnia. Si è tentato di sacrificare sull'altare di Alitalia anche i diritti di tutti quei lavoratori di grandi imprese in crisi. Pensavamo ad un rinsavimento dello Stato quando c'è stata questa soppressione, ma ci siamo dovuti ricredere perché, guardando bene, abbiamo ritrovato la stessa norma nel decreto anticrisi. Pertanto, ci chiediamo come mai tale norma sia stata riproposta e quale sia la ratio di questo giochetto. A tale proposito vorrei ricordare quanto successo con le norme salva-manager comprese nel pacchetto Alitalia: nessuno le aveva messe, nessuno le conosceva, ma erano state introdotte, e poi eliminate, fortunatamente, in quest'Aula. Pertanto, è chiaro che ci sono dei disegni da parte di qualcuno, che non possono certo essere riconducibili a questa opposizione, per fare molto di più di quello che, apparentemente e giustamente, serve nelle situazioni di crisi, in favore di pochi e a scapito di tanti. Avviandomi alla conclusione, vorrei aggiungere che noi siamo sempre stati in una posizione di assoluta lealtà e coerenza sui provvedimenti e disponibili a svolgere un'opposizione costruttiva e solo nell'interesse del Paese (come la chiamiamo noi, un'opposizione repubblicana) e ci siamo sempre augurati di trovare momenti di condivisione. Tuttavia, questo Governo appare, troppo spesso e troppe volte, sottrarsi sempre di più al confronto. La convulsione dei momenti che stiamo vivendo e la crisi che stiamo toccando con mano, ogni giorno sempre di più, dimostrano che non è probabilmente questa la strada migliore per procedere nell'interesse generale. Non vi è un disegno organico né una visione strategica per affrontare una crisi di sistema. Questo provvedimento lo dimostra. Chiediamo al Governo di affrontare la situazione con una visione strategica, in cui vi sia chiarezza, soprattutto in quest'Aula, affinché questa chiarezza venga trasmessa al Paese, dando anche un senso di maggiore sicurezza. Ci viene chiesto di avere ottimismo e di essere ottimisti, ma credo che questo Governo non deve chiedere a noi, o al Paese, di essere ottimisti e di sorridere: chiedo, invece, al Governo di essere più serio, più coerente e di dire la verità fino in fondo su come stanno le cose, cercando di essere corretto nei confronti dei cittadini e magari di farlo insieme a tutti noi, con la nostra partecipazione, in questo Parlamento. In conclusione, signor Presidente, questi sono tutti elementi - e non ne ho trattati di ulteriori per brevità, in considerazione del tempo che è concesso alle dichiarazioni di voto - che ci portano a considerare il provvedimento in esame incongruo rispetto alla portata delle iniziative che, invece, avrebbero dovuto essere previste. Inoltre, il provvedimento in esame non è neanche soddisfacente dal punto di vista della copertura finanziaria, che tronca le speranze dei cittadini delle zone più in difficoltà. Comunque, riconosciamo i pochi aspetti positivi contenuti nel provvedimento in esame, a dimostrazione della serietà della nostra posizione, e diamo atto al Governo di aver evitato al Paese il blocco dei TIR, che sappiamo cosa avrebbe provocato. Per tali ragioni, signor Presidente, preannunziamo la nostra astensione, chiedendo un'ultima cosa alla vigilia del 2009. Chiediamo a questo Governo - non tanto alla maggioranza parlamentare che è più in difficoltà di noi perché non può nemmeno presentare emendamenti od ordini del giorno, mentre almeno noi possiamo presentarli (anche se ce li bocciano) - che per il futuro, per il 2009, tracci una strada diversa, accetti il confronto con le opposizioni e ci permetta di dare il contributo costruttivo per il quale c'è sicuramente la disponibilità da parte di tutti noi, quanto meno da parte del nostro gruppo. Lo chiediamo affinché il 2009 porti più saggezza e più democrazia parlamentare qui dentro, non per noi parlamentari, non per i gruppi, ma per il bene del Paese (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro).

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