martedì 18 novembre 2008 15:11 < Indietro

Dichiarazione sull'esame degli articoli del Disegno di legge di conversione, con modificazioni, del decreto-legge n. 147 del 2008: Partecipazione italiana alla missione di vigilanza dell´Unione europea in Georgia - (A.C. 1802)

COMPAGNON: Signor Presidente, il provvedimento in discussione riunisce le disposizioni relative alla partecipazione civile e militare alla missione europea in Georgia a quelle, originariamente introdotte in un altro decreto-legge, volte ad assicurare la proroga, dal primo ottobre al 31 dicembre 2008, della partecipazione del personale delle forze armate e della polizia alle missioni internazionali in Libano, Bosnia, Ciad, Repubblica Centroafricana, Haiti, Libia. Autorizza, altresì, la partecipazione alla missione dell'organizzazione per la sicurezza e la cooperazione europea sempre in Georgia e le ulteriori spese sopravvenute nell'ambito delle missioni in Afghanistan e nel Kosovo. L'Unione europea, per quanto riguarda la Georgia, dopo essere mancata nella fase preventiva del conflitto dei cinque giorni, evidenziando un'inadeguatezza nella prevenzione dei conflitti in un'area peraltro cruciale per la nostra sicurezza, ha però dimostrato una notevole coesione, soprattutto per quanto riguarda l'aiuto concreto alle popolazioni georgiane rifugiate e in difficoltà. L'Italia, in questo contesto, ha avuto un atteggiamento che è stato spiegato molto bene nell'intervento dell'onorevole Vietti che mi ha preceduto. Per quanto riguarda l'Afghanistan, l'Italia sta svolgendo un ruolo centrale che, mi auguro, sarà ulteriormente rafforzato durante la nostra presidenza del G8 nel 2009, attraverso lo svolgimento di una conferenza di stabilizzazione per l'Afghanistan ed il Pakistan. La nota dolente è che l'eradicazione dell'oppio, che è stata tenacemente perseguita dai Paesi occidentali con l'impiego di ingenti risorse, non ha dato risultati apprezzabili, tanto che i traffici illeciti sono proliferati e hanno consentito il finanziamento di azioni proprio contro le forze armate occidentali. Per quanto attiene al Libano, il contingente italiano garantisce una zona cuscinetto libera dalle armi e la garantisce bene anche attraverso un'interpretazione più coerente delle regole di ingaggio esistenti. Peraltro, questo decreto-legge impiega la stragrande maggioranza delle sue risorse proprio nel Libano (112,5 milioni a fronte di 151). Passando poi alla missione che riguarda i Balcani, il rifinanziamento introdotto da questo decreto-legge è connesso, in particolare, all'assunzione del comando da parte dell'Italia della missione Nato in Kosovo che, indubbiamente, rende prestigio e merito alle capacità dei nostri comandanti. Molto opportuna risulta, invece, la disposizione che proroga la partecipazione del Corpo della guardia di finanza alla missione in Libia prevista in esecuzione di un accordo di cooperazione del 2007 per fronteggiare il fenomeno dell'immigrazione clandestina e della tratta degli esseri umani, anche se su questo aspetto credo che ci sia ancora molto da fare, soprattutto affinché vengano rispettati determinati accordi. Alla luce di queste brevi considerazioni e pur condividendo sostanzialmente un provvedimento che ribadisce le responsabilità internazionali del nostro Paese nelle principali aree di crisi, voglio sottolineare che già nel corso del dibattito svoltosi presso il Senato non era emersa una chiarissima quantificazione degli oneri di spesa - ammontanti a circa 151,5 milioni di euro, come si ricordava poc'anzi - rispetto alla capienza residua del Fondo di cui alla legge finanziaria per l'anno 2006, recentemente rifinanziato dal decreto-legge n. 112 del 2008. La discussione di questo provvedimento rappresenta anche l'occasione per una riflessione sul rilevante impegno italiano nel mondo: l'Italia è attualmente presente all'estero con più di ottomila militari, stanziando oltre un miliardo di euro per finanziare tali missioni dislocate in venti Stati esteri. Ma nel nostro ordinamento, in modo particolare, non esiste un quadro normativo completo riguardante il trattamento economico e normativo del personale impegnato in missioni internazionali, né sui molteplici e peculiari profili amministrativi che caratterizzano le missioni stesse, mentre si preferisce disciplinare di volta in volta gli aspetti e le problematiche che emergono nell'ambito dei singoli provvedimenti legislativi con cui si dispone periodicamente il finanziamento delle missioni internazionali. Bisogna, quindi, chiarire il futuro del nostro impegno militare fuori dal territorio nazionale. In passato, circa il trenta per cento delle spese per le missioni internazionali è stato finanziato con il bilancio ordinario della Difesa: ora la situazione finanziaria del bilancio della Difesa non consente più di procedere in tale direzione, per cui si dovrà decidere se ridimensionare la nostra presenza militare all'estero o se trovare il modo di finanziare ad hoc tutte le missioni senza attingere dalle ormai esauste casse della Difesa. Inoltre, per quanto riguarda l'Afghanistan, nel rifinanziamento delle prossime missioni internazionali occorre adottare un approccio che tenga conto sia delle esigenze militari, sia di quelle delle popolazioni civili, in modo da innescare un circolo virtuoso di sviluppo e sicurezza che rappresenta la vera sfida della comunità internazionale in quel Paese. In particolare, migliorare i programmi per la lotta alla povertà, con particolare attenzione a quelli connessi allo sviluppo dell'agricoltura, sia per incentivare la conversione delle colture da papavero in grano, sia per consentire al Paese un'autosufficienza alimentare. Purtroppo, il rapporto tra l'impegno di spesa per la difesa e il prodotto interno lordo nel nostro Paese è, per il 2009, pari allo0,85 per cento, a fronte di uno standard consigliato in sede NATO pari all'1,5 per cento. Una riduzione delle risorse finanziarie destinate allo strumento militare rischia di mettere a repentaglio la stessa sicurezza del personale impegnato nei teatri operativi. Infine, signor Presidente, non sembra che siano stati fatti grandi passi avanti rispetto al disarmo di Hezbollah, per cui nei prossimi mesi sarebbe opportuna un'azione di monitoraggio più intensiva rispetto al passato.
Con queste osservazioni costruttive e responsabili che avanziamo come Unione di Centro, ribadiamo che, come sempre, rispetto a situazioni come queste (come è avvenuto anche in passato con qualsiasi colore di Governo o di maggioranza), la nostra coerenza è stata ben precisa, e non è poco. Noi crediamo che, anche in questo caso, al di là della posizione favorevole rispetto a tale decreto-legge, e rispetto al complesso delle situazioni mondiali, con la presenza del nostro Paese si intenda incidere in maniera ancora migliore, soprattutto nell'interesse delle popolazioni dove andiamo ad operare (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro).

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