giovedì 06 novembre 2008 15:11 < Indietro

Dichiarazione sull'esame degli articoli del Disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 149 del 2008: Disposizioni urgenti per assicurare adempimenti comunitari in materia di giochi (A.C. 1707-A)

COMPAGNON: Signor Presidente, il provvedimento in esame è molto delicato, come abbiamo potuto riscontrare dai vari interventi e anche dalla discussione generale. Quindi, intervenendo sul complesso degli emendamenti, voglio soltanto sottolineare alcune criticità del provvedimento. Con l'articolo 1-bis l'Amministrazione dei monopoli promuoverà una gara selettiva aperta fino ad un massimo di 3 mila soggetti per rispettare la revoca disposta dalla Corte di giustizia europea in ordine alle 329 concessioni ippiche e, quindi, alla loro riassegnazione. La selezione sarà aperta ad operatori italiani e stranieri in possesso dei requisiti necessari di affidabilità e agli attuali concessionari per la raccolta di scommesse su base sportiva o ippica. Così, i 329 concessionari storici potrebbero riottenere le licenze arricchite dalle scommesse sportive che prima non avevano, ed i nuovi concessionari potrebbero acquistare agenzie già dotate di diritti di sport ed ippica. L'obiettivo dell'amministrazione è di rilanciare la raccolta delle scommesse sui cavalli utilizzando l'appeal delle puntate sportive. Come già detto, non convince lo sconto del 25 per cento concesso agli attuali concessionari. Qualcosa in più si poteva fare per risollevare le sorti dell'ippica italiana, che da giorni è in stato di agitazione. La rete distributiva, già sovradimensionata con il decreto Bersani rispetto alle effettive richieste, rischia la saturazione anticipata. Vi è, inoltre, una disparità di trattamento rispetto a chi ha dovuto rispettare i vincoli delle distanze, che oggi sono aboliti, per l'apertura di nuovi punti vendita. Con l'articolo 1-ter sarà consentito il gioco a distanza, oltre che agli operatori già titolari di concessione per l'esercizio e la raccolta di giochi pubblici (ad esclusione del Superenalotto e lotterie), a 200 nuovi soggetti. I requisiti richiesti sono, oltre al titolo abilitativo, un fatturato nell'ultimo biennio di 1,5 milioni di euro. I vecchi concessionari potranno acquistare la nuova licenza per il gioco a distanza con versamenti diversi, a seconda della concessione posseduta. Non si tratta di una vera liberalizzazione, perché alcuni soggetti del mercato dei giochi conservano una posizione esclusiva (Sisal per il Superenalotto e Consorzio lotterie per le lotterie), mentre altri mettono i propri prodotti frutto di investimenti a disposizione di tutti. Conservare concessionari esclusivi non è la strada per liberalizzare e per tutelare la correttezza e il rispetto delle regole. Tra le novità vi è anche l'obbligo per il giocatore di collegarsi al sito del proprio concessionario passando per un portale del monopolio. I concessionari saranno, quindi, presenti sul sito del monopolio e a quelli inadempienti sarà revocata la licenza. Con l'articolo 1-quater si vuole dare seguito a quanto previsto dalla legge finanziaria per il 2006, introducendo, anche se in fase di sperimentazione, una nuova tipologia di giochi nel settore, le videolotterie. Si tratta di macchine ad alto rischio di dipendenza per i giocatori d'azzardo, che andrebbero a sostituire quelle esistenti, sicuramente meno aggressive e la cui pericolosità è stata già testata. Occorre valutare bene l'impatto, la pericolosità sociale, l'opportunità strategica e la tipologia dei locali ove installare queste videolotterie, a meno che il Governo non pensi di trasformare ogni bar, ogni agenzia di scommesse, ogni ricevitoria e ogni sala bingo in un casinò. Semmai, sarebbe stato opportuno prevedere di limitarne la diffusione a luoghi espressamente deputati ad accogliere tali apparecchi.
Vi è da considerare, inoltre, che l'introduzione di queste nuove macchine avviene durante il processo di ricambio voluto dall'amministrazione finanziaria (ne sono state installate trecento in cento esercizi pubblici) dei congegni di prima generazione, che è giunto già al 20 per cento. Per effettuare questo ricambio le aziende produttrici del settore hanno dovuto sostenere ingenti investimenti, così come le aziende di gestione che le hanno acquistate. Quello che preoccupa è che, innanzitutto, si vogliono sostituire apparecchi che ancora non sono stati installati. Secondo quanto riferito dagli addetti al settore, però, a seguito della presentazione di una proposta emendativa in Commissione, si è registrato un arresto del processo di ricambio in atto del parco macchine del gioco lecito, con il rischio che il mercato del gioco illecito potrebbe rialzare prepotentemente la testa. Sarebbe opportuno, quindi, che il Governo riveda questa sua decisione, che non potrà che portare ad un blocco degli investimenti futuri (e ad una perdita di quelli già effettuati dalle aziende di produzione e da quelle di gestione), alla perdita di un gettito erariale (ed anche di posti di lavoro per quelle aziende che non potranno subito riconvertire le produzioni di macchine), oltre alla riemersione, come dicevo prima, del gioco illecito. Sarebbe stato sufficiente, a mio avviso, agire con atto di regolamentazione del monopolio, senza intervenire con una modifica legislativa, con una norma che risulta dannosa a tutti.
L'UdC, sul provvedimento in esame, ha presentato delle proposte emendative, alcune soppressive di articoli aggiuntivi inseriti nel decreto-legge del Governo (in quest'Aula, infatti, come sempre, non solo si procede tramite decreti-legge, ma in essi si inseriscono anche articoli aggiuntivi), mentre altre sono state dichiarate inammissibili. Ci dispiace molto di ciò, perché le proposte emendative erano tese ad approfondire realmente i veri problemi che in questo momento ha il nostro Paese e a venire incontro agli stessi (si proponeva, cioè, che una parte dei proventi derivanti dalle gare di assegnazione ai concessionari fosse stanziata per le forze dell'ordine, per la sicurezza o per il 5 o l'8 per mille). Secondo noi, poteva essere un segnale forte e serio nei confronti di quei tanti problemi che, quotidianamente, vediamo emergere prepotentemente nel nostro Paese.
Anche in merito al provvedimento in esame, come su altri, dopo aver ascoltato, questa mattina, anche le preoccupazioni di vari colleghi rispetto al metodo che è stato utilizzato ieri in Commissione, e che, probabilmente, verrà utilizzato anche la prossima settimana sulla legge finanziaria, vorrei capire se questo Governo vuole veramente affrontare i problemi del nostro Paese o se quelle rivolte alle parti più deboli e più in difficoltà del nostro Paese sono solo parole o slogan. Come sempre, anche su questo provvedimento abbiamo tentato di presentare alcune proposte migliorative. Spero che per il futuro il percorso possa avere risultati diversi. Purtroppo, credo, anche dopo avere ascoltato questa mattina quanto detto dai vari colleghi, che ci rivedremo la prossima settimana - definendo la prossima settimana un'altra puntata di questo percorso - soltanto per capire se effettivamente l'opposizione, che, almeno per quanto ci riguarda, tende principalmente a portare un contributo costruttivo su questi provvedimenti, potrà avere un ascolto e un'attenzione migliori - ho già sottolineato l'impossibilità di avere risposte alle interrogazioni in Commissione - da parte di questo Governo e di questa maggioranza, che opera con decreti-legge, questioni di fiducia e quant'altro (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro).

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