martedì 21 ottobre 2008 09:10 < Indietro

Dichiarazione sulla posizione della fiducia al Disegno di legge di conversione, con modificazioni, del decreto-legge n. 134 del 2008: Ristrutturazione di grandi imprese in crisi - (A.C. 1742)

COMPAGNON: Signor Presidente, anche io intervengo per seguire quanto è stato detto dai colleghi che mi hanno preceduto dopo aver ascoltato il Ministro Vito porre la questione di fiducia su questo provvedimento. Per la verità, alla luce anche della passata legislatura, della mia e della nostra esperienza in essa (quando siamo stati fortemente critici rispetto a quel Governo di sinistra che continuava a porre la questione di fiducia e che deliberava spesso attraverso decreti-legge) pensavamo, nonostante la nostra collocazione all'opposizione in questa legislatura, di non vedere più il proliferare di un metodo così distante da quello che dovrebbe esservi all'interno di quest'Aula. Invece, continuiamo a vedere che i decreti-legge e le questioni di fiducia sono la regola e non l'eccezione. Pertanto, viene da chiedersi se questo sia diventato un sistema da cui non ne usciremo più o se vi fossero, invece, le condizioni che devono esservi quando si predispone un decreto-legge e si richiede la fiducia. Sul provvedimento in esame non vi era alcuna condizione per porre la questione di fiducia. Anche poche ore fa, in sede di Commissioni (o, meglio, questa mattina in sede di Comitato dei diciotto) avevamo ribadito, come opposizione, al di là degli interventi in Aula, che durante la discussione vi sarebbe stata una disponibilità di massima non solo a discutere gli emendamenti nei tempi previsti, ma anche a ritirarne alcuni. Fermo restando che non si poteva ritirare tutto come ci era stato richiesto, perché all'interno dei nostri emendamenti si affrontano questioni sostanziali che, purtroppo - lo vedremo in futuro -, emergeranno, perché con il decreto-legge in oggetto si operano forzature vere e proprie. Il comma 13-bis dell'articolo 1 del decreto, pur ritirato nella versione originaria - ma spero non sia stato reinserito sotto altre forme dal Governo -, vede, comunque, trasposta una parte del proprio contenuto nel primo comma dell'articolo 3. Pertanto, signor Presidente di turno, ritengo doveroso che lei rappresenti al Presidente Fini la necessità di un approfondimento, come è stato più volte richiamato, al fine di non vedere svilito ed esautorato questo Parlamento, almeno fino a quando la nostra continuerà ad essere una Repubblica parlamentare. Se poi questa cambierà, vorrà dire che cambieranno anche i modi di pensare e di agire, ma fino a quando resterà una repubblica parlamentare credo che decreti-legge e questioni di fiducia debbano avere veramente le motivazioni previste dalla Costituzione italiana (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro).

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