mercoledì 16 luglio 2008 11:07 < Indietro

Dichiarazione per illustrare il proprio ordine del giorno n. 9/1366/50 al Disegno di legge di conversione, con modificazioni, del decreto-legge n. 92 del 2008: Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica - (A.C. 1366)

COMPAGNON: Signor Presidente, intervengo per illustrare il mio ordine del giorno, che non è un ordine del giorno qualsiasi: pur apparendo abbastanza semplice, esso tocca il tema del rapporto fra sicurezza e lavoro (e ciò che potrebbe migliorare). Disponiamo di dati molto precisi, che dimostrano che nel 2007 soltanto seimila lavoratori stranieri sono potuti entrare regolarmente nel nostro Paese. Tale cifra appare totalmente sproporzionata a fronte delle oltre 700 mila domande spedite dai datori di lavoro (quindi, da realtà che hanno bisogno di collaboratori e di manodopera)... Pertanto, il mio ordine del giorno n. 9/1366/50 non fa altro che chiedere di impegnare il Governo a prevedere risorse aggiuntive da destinare alla rete consolare, che sicuramente è messa in una condizione di difficoltà, rispetto all'enorme richiesta di persone che vogliono regolarmente e seriamente entrare nel nostro Paese. L'ordine del giorno in oggetto impegna, altresì, il Governo a dotare, soprattutto, le direzioni provinciali del lavoro di strumenti più idonei ed incisivi, atti ad accelerare le procedure di verifica dei requisiti richiesti per il rilascio dei nulla osta al lavoro. L'ordine del giorno a mia firma entra in un aspetto più complesso, cioè quello del rapporto con la necessità di manodopera e quello che le attività produttive (e non solo) richiedono quotidianamente. Nel nostro Paese, vi è una situazione che ha dimostrato, da tempo, che vi è bisogno di un numero, anche elevato, di persone che entrino nel nostro Paese, per continuare quella che, da sempre, è la linea della nostra attività produttiva. Si pensi, inoltre, alla questione del sociale, delle badanti e delle necessità che ha un Paese come il nostro, che indubbiamente sta sempre più invecchiando e sempre più ha il dovere di assistere le persone più bisognose. È una società a cui si devono dare risposte precise.
In tale contesto, entra il discorso degli extracomunitari irregolari, della sicurezza e di tutto quello che avviene (ne abbiamo discusso - purtroppo poco - in relazione al decreto-legge in oggetto, e per questo mi scuso; anche in merito a ciò dirò qualcosa). Almeno in questa situazione, per le persone che intendono entrare seriamente nel nostro Paese e che hanno voglia di lavorare, troviamo i mezzi necessari per fare in modo che ciò avvenga in tempi brevi e nei numeri più alti possibili. La volontà d'ingresso serio nel nostro Paese c'è: tante, tantissime persone - come è avvenuto negli anni passati, quando i nostri emigranti andavano a cercare lavoro - vogliono entrare seriamente. Tuttavia, non deve passare in secondo piano - vorrei ora svolgere una riflessione politica - il modo in cui discutiamo di questi argomenti e il motivo per il quale siamo costretti a discutere in poco tempo, attraverso gli ordini del giorno, di situazioni delicate. Il continuo ricorso alla fiducia, anche su situazioni e proposte come questa, è veramente avvilente e ci riduce a discutere, qualche minuto, di situazioni estremamente delicate. Se continuiamo ad andare avanti così - come Parlamento, ma per quanto ci riguarda, come forza politica che ha già dimostrato, anche su questi provvedimenti, di essere seria e costruttiva - non potremo dare quel contributo necessario a migliorare i provvedimenti che vengono presentati. Rischiamo veramente di continuare sulla china della passata legislatura, quando chi vi parla, il nostro partito, insieme a coloro che adesso governano, hanno denunciato per due anni questo comportamento, questo metodo che sviliva il Parlamento. Mi auguro che il percorso non si fermi con il provvedimento in esame, anche se ho qualche dubbio che non sarà proprio così (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro).

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