giovedì 05 giugno 2008 11:06 < Indietro

Dichiarazioni di voto sui propri emendamenti 1.1 e 1.5 al Disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 80 del 23 aprile 2008: Misure urgenti per assicurare il pubblico servizio di trasporto aereo - (A.C. 1094)

COMPAGNON: Signor Presidente, evidentemente anche la situazione dell'Aula - ancorché sia mattina presto per i nostri lavori - dimostra che l'attenzione su questo provvedimento è ben lontana dall'essere quella che invece dovrebbe essere, sia per quelli che ritengono il provvedimento in esame un atto positivo, sia per quelli, come me, che ritengono che questo decreto non dovrebbe trovare approvazione... Il mio emendamento 1.1 è soppressivo, perché intende dare una valutazione decisamente negativa al complesso della scelta compiuta dal Governo Prodi. Stiamo ancora discutendo del decreto di un Governo che non c'è più e che già a suo tempo non condividemmo, in quanto riteniamo - adesso come allora - che i 300 milioni previsti al fine di poter pensare di salvare Alitalia non servono assolutamente a niente. È un'ulteriore azione che dimostra la mancanza di coraggio nell'affrontare veramente e fino in fondo il problema di Alitalia. Potremmo fare l'excursus degli interventi che sono stati adottati, sempre facendo finta che quegli interventi negli anni sarebbero stati capaci di mettere in sicurezza la compagnia nazionale. Ma ciò si è dimostrato negli anni falso e non vero, e quindi è mancato alla politica il coraggio di dire che bisognava compiere scelte diverse, magari anche non piacevoli e drastiche. Ma questa era l'unica strada da percorrere. Il decreto, come quello dell'attuale Governo Berlusconi che vi si inserisce con l'emendamento del quale discuteremo più avanti, è stato adottato infatti a cavallo della campagna elettorale, ed in tutti e due i casi nessuno ha avuto il coraggio di dire quale doveva essere invece la scelta nei confronti della compagnia di bandiera. Pertanto noi dell'UdC siamo contrari al decreto - lo siamo sempre stati -, perché riteniamo che sia l'ennesima presa in giro non solo nei confronti della politica, ma soprattutto nei confronti di Alitalia e degli elettori. Non si può infatti assolutamente pensare di dire che adottando un provvedimento si risolvono dei problemi, quando si sa benissimo che questi problemi non possono essere risolti. Pertanto, in una situazione nazionale nella quale vi sono mille altre posizioni di grossa difficoltà per il Paese che richiederebbero un'attenzione più precisa ed un impegno finanziario molto consistente, andiamo a sperperare e a dilapidare per l'ennesima volta un patrimonio di 300 milioni di euro che non servono assolutamente a nulla. Ecco allora il perché di questa contrarietà di fondo, che rimarca soprattutto la mancanza di coraggio della politica del passato Governo, della passata maggioranza, ma anche di questo Governo - che è andato a cavallo della campagna elettorale sullo stesso filone - nei confronti di una realtà delicata e difficile quale è quella di Alitalia. Tutti noi vorremmo che la compagnia di bandiera rimanesse italiana, che potesse essere florida e che fosse anche, in termini di servizi, più precisa, perché tutti noi prendiamo gli aerei ed ogni giorno constatiamo disservizi, ritardi ed un livello veramente medio basso, per non dire oltre. Credo che a fronte di tali difficoltà reali ed oggettive della compagnia aerea, la politica abbia il dovere di dire apertamente come stanno le cose. E le cose stanno in modo tale che approvando il decreto in discussione e quindi mettendo a disposizione di Alitalia fondi in modi diversi - ritornerò su questo punto successivamente - non risolviamo il problema della compagnia di bandiera.

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Signor Presidente, non accedo all'invito al ritiro. Se fosse possibile salvare l'Alitalia con questi 300 milioni di euro, sarei la persona più felice di questo mondo, ma non è così.

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Signor Presidente, hanno parlato in tanti sull'emendamento che ho presentato, che è una delle tre proposte emendative che il mio gruppo ha presentato con riferimento al provvedimento in esame. Solo tre, su tutto il complesso delle proposte emendative, a dimostrazione di una scelta ben precisa: noi non abbiamo condiviso il primo decreto-legge, tanto meno il secondo, né gli emendamenti al primo, adottato dal Governo precedente e da quello attuale. Il mio emendamento 1.5, in maniera molto puntuale, entra nel merito di una soppressione di una parte del provvedimento, in particolare del terzo comma dell'articolo 1 del decreto-legge, che equipara tutti gli atti, i pagamenti e le garanzie posti in essere da Alitalia a quelli di cui al terzo comma, lettera d), dell'articolo 67 del regio decreto n. 267. In poche parole, tale comma stabilisce che gli atti e i pagamenti posti in essere dall'Alitalia non sono soggetti all'azione revocatoria; si prevede, cioè, facendo eccezione alla legge fallimentare, che gli amministratori della compagnia non saranno responsabili per aver provocato insolvenze o per aver contratto obbligazioni non adempibili.

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