venerdì 30 luglio 2010 12:07 < Indietro

Dichiarazione per illustrare la propria pregiudiziale n. 2 al Ddl di conversione in legge, con modificaz., del DL103/10, recante disposiz. urgenti per assicurare la regolarità del servizio pubbL. di trasporto marittimo (A.C.3646)

COMPAGNON: Signor Presidente, purtroppo, da molto tempo, vengono presentate delle questioni pregiudiziali in quasi tutti i provvedimenti portati all'esame di quest'Aula, con ciò dimostrando che, evidentemente, essi non sono realizzati con la dovuta riflessione ed approfondimento. Secondo la nostra pregiudiziale al decreto-legge n. 103 del 2010, tale provvedimento presenta diversi profili di incostituzionalità: violazione degli articoli 3, 24, 28 e 97 della Costituzione, ossia del principio di eguaglianza, del diritto alla difesa, della responsabilità dei dipendenti pubblici, del buon andamento della pubblica amministrazione. Soprattutto, però, vorrei ricordare come, da troppo tempo, in certi provvedimenti si tende a tutelare i grandi manager che vanno a gestire grandi società le quali, poi, alla fine, rischiano di creare dei danni gravissimi al tessuto nazionale. La lettera b), comma 1, dell'articolo 1, sulla quale ci siamo soffermati, esclude la responsabilità civile ed amministrativa per i comportamenti, gli atti ed i provvedimenti, posti in essere fino al 30 settembre 2010, dagli amministratori unici, dai componenti del collegio sindacale, dal dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili e societari, ponendola a carico esclusivamente delle società interessate. Negli stessi limiti è esclusa la responsabilità amministrativo-contabile dei citati soggetti, dei pubblici dipendenti e dei soggetti comunque titolari di incarichi pubblici. Vorrei, qui, sottolineare che non è pensabile che si possa continuare a dare questi segnali al Paese. Voglio ricordare, prima di arrivare ad Alitalia, le vicende di Cirio, Parmalat, dove grandi società sono andate in rovina ed i manager che le hanno mandate in rovina sono stati quasi tutti tutelati, come abbiamo visto soprattutto in un articolo di quello che è stato il decreto-legge cosiddetto salva Alitalia. Come possiamo pensare, quindi, che queste persone possano, con norme legislative, essere tutelate se sbagliano nel loro operato e, contemporaneamente, non prendere in considerazione tutti quelli che hanno pagato (penso agli azionisti ed obbligazionisti di Alitalia o delle altre società già citate)?
Quelli, che sono il nostro ceto medio e le famiglie, rimangono abbandonati, perdono tutti i loro risparmi. Noi, invece, mettiamo delle norme che tutelano coloro i quali andranno a gestire un patrimonio, anche se questi dovessero sbagliare ed a pagare dovessero essere gli altri. Questo è il messaggio devastante che si sta dando al nostro Paese. È vero che qualcuno ci può dire che, altrimenti, nessuno si prenderebbe la responsabilità in queste situazioni, ma, allora, bisogna che i suddetti manager facciano un altro mestiere, vadano a lavorare in fabbrica, prendano 1.200 euro al mese e lascino la responsabilità agli altri. Detto questo, credo che il Governo non possa più continuare con provvedimenti dentro i quali si creano, si formano e si inseriscono norme che vanno a tutelare chi, invece, dovrebbe tutelare le persone più deboli. E non dite, come è stato detto l'ultima volta per la questione Alitalia, che gli emendamenti di tale tipo nessuno sa chi li aveva inseriti al Senato perché, evidentemente, vi è un disegno che porta a questo risultato ed è un disegno che, indubbiamente, non possiamo condividere.
Per questo motivo, con la preoccupazione che abbiamo per quello che potrà succedere, abbiamo presentato una questione pregiudiziale e speriamo che, questa volta, alcuni della maggioranza si rendano conto che, forse, è il caso di votarla e di «mandare a casa» il decreto-legge di cui stiamo parlando (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro).

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