mercoledì 04 agosto 2010 14:08 < Indietro

Dichiarazione di voto contrario al Ddl di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 6 luglio 2010, n. 103, recante disposizioni urgenti per assicurare la regolarità del servizio pubblico di trasporto marittimo" (AC 3646)

COMPAGNON: Signor Presidente, esprimo anche da parte nostra tutte le perplessità sul provvedimento in oggetto. Vorrei iniziare proprio toccando uno dei punti più delicati, concernente l'utilizzo inadeguato dello strumento della decretazione d'urgenza. Infatti, invece di essere un'eccezione, in questa legislatura, essa sta diventando una regola, cioè esattamente il contrario di ciò che dovrebbe essere. Questo aspetto già la dice lunga sul fatto che si potrebbero affrontare diversamente i provvedimenti e, quindi, i problemi del Paese: si potrebbero affrontare in maniera più tranquilla, più partecipata e, forse, anche con un rapporto tra maggioranza ed opposizione più produttivo. Al di là di questo e delle perplessità che abbiamo sulle responsabilità civili ed amministrative in ordine ai comportamenti dei commissari, come anche sulla questione dell'autotrasporto, alcuni aspetti, come sempre, sono sicuramente condivisibili. Mi riferisco agli interventi riguardanti il settore dell'autotrasporto aereo con la disciplina dei tempi di attesa al fine del carico e dello scarico, oppure alla stessa franchigia, o alle disposizioni in materia di azione diretta (quindi, dei ricorsi), o ancora, alle norme sugli imballaggi e alle unità di movimentazione. Peraltro, alcuni degli ordini del giorno che sono stati accolti, sui quali tornerò alla fine di questo intervento, dimostrano, forse, almeno da parte del sottosegretario Giachino, un'inversione di tendenza.
Evidentemente, non possiamo non soffermarci sulle perplessità che vi sono con riferimento alla tematica che riguarda l'autotrasporto, con il rischio di una conflittualità rispetto all'Unione europea, già verificato nei confronti di altri Paesi come la Grecia. Tuttavia, allo stesso tempo, dobbiamo renderci conto che questo comparto sconta una concorrenza veramente sleale, soprattutto, quella estera e dei Paesi dell'Est. Pertanto, in questo settore, dal nostro punto di vista, era necessario cercare di incidere diversamente rispetto alle reali esigenze. Vi è, poi, il problema dell'adozione del decreto-legge che ha visto la cessione e la vendita di Tirrenia e Siremar - che di fatto è già avvenuta - al gruppo holding Mediterranea: vi è indubbiamente qualcosa che non va, al di là delle disponibilità dei soldi e della quantificazione di queste società. Il dubbio maggiore riguarda l'accorpamento della stessa gara di Tirrenia e Siremar.
Infatti, nel 2009, grazie ad un accordo con il Ministero dei trasporti, le regioni Campania, Toscana e Sardegna hanno acquistato a titolo gratuito le compagnie regionali Caremar, Toremar e Solemar proprio per semplificare la procedura di gara; non aderì soltanto la Sicilia, ravvisando lo stato di eccessivo indebitamento della Siremar, che oggi, invece, viene posta in vendita con Tirrenia.Al di là, poi, della previsione di 8 miliardi di euro per Tirrenia, e di 55 per Siremar nei prossimi anni, le perplessità si manifestano per l'acquisto delle due compagnie da parte della Mediterranea holding, in quanto azionista di riferimento è proprio la regione Sicilia, la quale non aveva accettato il passaggio a titolo gratuito. Sono perplessità che rimangono forti, ma il punto centrale sul quale cresce la perplessità maggiore - che ci porterà ad un voto contrario su questo provvedimento - è, sicuramente, la questione che riguarda la responsabilità civile ed amministrativa delle persone chiamate a gestire.
Seppure siano condivisibili le norme adottate per consentire la completa dismissione della società - ancorché, è notizia di oggi, non sia stata messa ancora una firma, per cui le perplessità ci sono - rimane difficile comprendere come le responsabilità civile e amministrativa sui comportamenti, sugli atti e i provvedimenti dei nuovi commissari vengano tolte. Su questo noi avevamo anche presentato - come il resto dell'opposizione - una questione pregiudiziale. Infatti, riteniamo che la violazione degli articoli 3, 24, 28 e 97 della Costituzione, sui principi di eguaglianza, sul diritto alla difesa, sulla responsabilità dei dipendenti pubblici e sul buon andamento della pubblica amministrazione, rimangano tuttora validi perché riteniamo, veramente, che ci sia incostituzionalità. Tuttavia, si continua a fare come si è fatto in passato per Alitalia, e questo diventa un metodo che - per questa maggioranza, ma forse più per il Governo, perché certe volte credo che la stessa maggioranza parlamentare subisca - rappresenti un vizietto costante che parte da Alitalia e va avanti. Mi auguro - anche grazie all'ordine del giorno approvato - che esso venga messo nel cassetto e diventi una cosa del passato, perché sta creando delle sperequazioni veramente incomprensibili.Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, alla fine, anche se è stato accettato - e di ciò sono contento - l'ordine del giorno Enzo Carra n. 9/3646-A/7, che «impegna il Governo a valutare l'opportunità di non prevedere, nei futuri provvedimenti legislativi che verranno adottati, norme che consentano lo scarico di responsabilità per amministratori unici che subentrano nella gestione di società in dismissione» - e ciò è di buon auspicio - credo che stiamo per approvare, o meglio, voi state per approvare, un provvedimento che lancia ancora un messaggio sbagliato al Paese, perché dà il senso dell'impunità, mentre vi è il disagio e la rabbia di chi ha subito la malagestione in determinate società come Alitalia, Cirio, Parmalat.Penso, infatti, agli azionisti e obbligazionisti di Alitalia, che non solo sono stati messi in difficoltà da chi ha gestito la loro società, ma anche presi in giro da questo Governo, in quanto non è riuscito a mantenere gli impegni presi per restituire, a quegli azionisti, quanto avevano messo in quella società, magari i loro risparmi.È lo stesso messaggio sbagliato che si dà con l'eccessivo uso dei condoni, che mettono in difficoltà chi è onesto e chi paga regolarmente le tasse. Pertanto, si tratta di segnali fondamentali che un Governo e una maggioranza non possono dare ad un Paese in grandissima difficoltà, al quale vengono chiesti costantemente sacrifici e, soprattutto, alla sua parte più debole, al ceto medio e a tutti quelli che, di fatto, per il precariato e per la mancanza di lavoro, vivono sulla propria pelle, più di altri, le difficoltà economiche globali che, indubbiamente, non sono riconducibili a questo Esecutivo ma che partono da molto lontano.
Pertanto, signor Presidente, con queste semplici considerazioni - ma potremmo parlare molto a lungo - ribadiamo la nostra preoccupazione e la nostra perplessità per l'uso Pag. 65eccessivo della decretazione d'urgenza, per la mancanza di coinvolgimento vero anche delle opposizioni sui problemi reali di questo Paese e soprattutto per la continua azione di metodi e sistemi che mettono al riparo persone che invece dovrebbero, se commettono errori, pagare in prima persona.
Signor Presidente, queste sono le motivazioni per le quali, come ho annunciato prima, il gruppo dell'Unione di Centro esprimerà voto contrario su questo decreto-legge, sperando che l'aspetto positivo che è trapelato alla fine di questo dibattito, con gli ordini del giorno, possa in futuro prevalere e dimostrare che da questo Parlamento si possono fare veramente, senza distinzione, gli interessi di tutto il Paese e soprattutto della parte che più è in difficoltà (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro).

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