giovedì 09 giugno 2011 13:06 < Indietro

Intervento nell'ambito della discussione dell'interpellanza urgente 2-01114 relativa a iniziative di competenza per garantire la corretta erogazione dei servizi all'utenza da pare di Poste Italiane Spa con particolare riguardo agli uffici postali del FVG

Video interventoCOMPAGNON. Signor Presidente, questa interpellanza urgente, che riguarda le Poste italiane, si articola su due punti: uno nuovo, negativo, ed uno purtroppo datato e ricorrente. Il primo riguarda i disservizi avuti e verificati in questi giorni - dal 1o giugno in particolare - nella stragrande maggioranza degli uffici postali e soprattutto del Friuli Venezia Giulia, della Toscana, delle Marche, del Lazio e della Campania... che hanno creato un disservizio veramente inaccettabile nei confronti soprattutto dell'utenza ovviamente più debole, quella che i primi giorni di ogni mese va a riscuotere la pensione, oppure anche nei confronti dell'utenza attiva e produttiva che doveva fare dei versamenti. I danni sicuramente sono molti e, quindi, vorrei capire come mai sia potuto accadere un fatto così grave, continuato e allargato alla stragrande maggioranza del Paese. Infatti, è comprensibile che possa succedere qualche guasto e che possa esserci qualche intoppo, ma solitamente succede ed è circoscritto a questioni molto limitate. Invece, in questo caso indubbiamente le cose non hanno funzionato complessivamente ed è ovvio che è importante conoscere quali sono le motivazioni, non solo per capire come mai è potuto accadere, ma per fare in modo che questo non avvenga più.
Il secondo punto, invece, riguarda più specificatamente la ventilata chiusura di un numero elevato di uffici postali sul territorio del Friuli Venezia-Giulia. Si tratta di 50 uffici postali che dal 15 giugno al 15 settembre rischiano di essere chiusi, momentaneamente o anche definitivamente. Questo è preoccupante perché già l'anno scorso, esattamente il 22 gennaio prima e il 1o giugno poi, il sottoscritto ha presentato, sempre al Governo, degli strumenti di sindacato ispettivo per sapere, a fronte di una ventilata chiusura come quella di quest'anno, cosa stava accadendo, ritenendo che la chiusura di uffici postali sui territori più penalizzati, quali le periferie e i paesi di montagna, non dovesse essere fatta passare così sott'ordine. Infatti, il servizio postale prima di tutto rimane, per le persone più in difficoltà e più deboli, un servizio sociale. Quella volta, cioè l'anno scorso, la risposta, sempre del sottosegretario Saglia, consistette in un impegno. Egli garantiva l'impegno a monitorare il territorio della regione per assicurarsi che gli utenti potessero usufruire della completa funzionalità degli uffici postali e dei servizi di corrispondenza. Ad oggi, invece, siamo di nuovo al punto di partenza. Evidentemente, vi saranno delle motivazioni che mi farebbe piacere conoscere. Spero che le motivazioni abbiano un'argomentazione credibile. Rimane il fatto, però, che riteniamo che questo tipo di decisione o di scelta, assunta da Poste italiane Spa, se dovesse essere mantenuta sarebbe ancora più penalizzante rispetto a un territorio che, invece, va guardato con molta più attenzione, in termini di servizi ai cittadini. Dunque, mi limito a questa semplice esposizione sui due punti indicati di cui il primo, come dicevo, è di attualità e di questi giorni ed è molto grave e il secondo, purtroppo, sta diventando non più un'eccezione, ma una regola che per quanto mi riguarda - e spero che il sottosegretario in questo senso mi soddisfi - deve essere assolutamente fermata.

SAGLIA, Sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico. Signor Presidente, i disservizi postali dei giorni scorsi sono stati causati da un guasto per problemi di software sui sistemi che gestiscono l'operatività della rete postale. Ciò ha causato rallentamenti e blocchi nell'operatività di sportello, tanto che circa 4 mila dei 13 mila uffici abilitati all'erogazione dei servizi non hanno completato le normali procedure di chiusura delle attività, pur avendo previsto il prolungamento dell'orario di apertura al pubblico. Poste italiane è intervenuta con i tecnici delle società in questione per ripristinare la regolare fruibilità dei servizi da parte della clientela. Gli esperti sono tuttora al lavoro per la piena funzionalità del software da loro sviluppato e necessario per il funzionamento dei 60 mila sportelli postali. Il Ministero è pienamente consapevole che i disservizi denunciati dall'onorevole interpellante - e dei quali ha parlato ampiamente il Ministro Romani ieri, nel corso del question time - hanno creato un gran numero di gravi disagi e difficoltà. Per questo, il Governo è immediatamente intervenuto, sollecitando Poste italiane a porre tempestivo rimedio alla grave situazione, ripristinando la regolarità dei servizi e tutelando l'utenza, tenuto anche conto del disagio e dei problemi derivati dai tempi di attesa. Tali disservizi incidono, infatti, su aspetti fondamentali della vita di tutti i giorni, come il pagamento delle pensioni o dei bollettini delle utenze, e il guasto sulla rete postale ha avuto ripercussioni sicuramente molto pesanti per gli utenti, che sono stati, in moltissimi casi, costretti a lunghe attese o, addirittura, non hanno potuto fruire dei servizi necessari e spesso connessi a termini di adempimento obbligatori. Il Governo, con gli strumenti che ha a disposizione, si sta adoperando per pervenire quanto prima a una regolare ripresa della funzionalità del servizio. A seguito di tali richieste Poste italiane ha comunque garantito alla clientela una dichiarazione di mancata fruizione del servizio, nel caso in cui il cliente sia stato impossibilitato ad attendere per l'espletamento del servizio stesso.
Quanto agli strumenti di intervento di cui dispone il Ministero, nell'ambito della sua attività di vigilanza, oltre all'applicazione delle sanzioni pecuniarie fino a 1,5 milioni di euro, previste dal contratto di programma in caso di violazione degli obblighi, ha immediatamente predisposto un'attività straordinaria di verifica ispettiva tramite gli organi territoriali per accertare la precisa entità dei disservizi verificatisi sull'intero territorio.
Nel caso in cui la società non dovesse raggiungere gli obiettivi fissati dal programma, sarà chiamata a rispondere. Per quanto riguarda il problema più generale della fornitura dei servizi su tutto il territorio, il decreto ministeriale del 7 ottobre 2008 fissa i criteri di distribuzione dei punti di accesso alla rete postale pubblica con riferimento sia agli uffici postali che alle cassette d'impostazione. Gli uffici postali che sono unico presidio di comune non possono essere mai chiusi e devono comunque sempre garantire un orario di apertura minimo di tre giorni e diciotto ore settimanali.
Il Governo è comunque consapevole della rilevanza del problema dal punto di vista della coesione sociale, soprattutto nei confronti di fasce deboli della popolazione. Per questo motivo, il Ministero ha instaurato e sta oltremodo sviluppando, un costruttivo rapporto di collaborazione con l'ANCI, per intervenire sulle aperture giornaliere e orarie degli uffici postali situati nelle zone montane riferite a particolari situazioni di criticità.
In merito alla situazione specifica del Friuli Venezia Giulia, il piano di rimodulazione delle aperture estive per l'anno 2011, presentato da Poste Italiane, ne includerebbe, dei 367 uffici postali presenti sul territorio regionale, circa il 13 per cento in 42 comuni, ma nessuna chiusura totale è prevista in quanto non contemplata dal predetto decreto. Per ciò che attiene al piano di rimodulazione giornaliera ed oraria estiva, sul territorio friulano, proprio a seguito dei disservizi di questi giorni è previsto uno slittamento dell'avvio del medesimo. Il Ministero è particolarmente attento - anche su sollecitazione dell'onorevole Compagnon - a svolgere attività ispettiva, attraverso l'Ispettorato territoriale, intervenendo concretamente sullo stesso piano di rimodulazione presentato dal fornitore del servizio. Infatti, solo nel 2010 nella regione Friuli sono state effettuate sul territorio ottantasette visite, di cui ventinove su uffici postali per verificare la corretta rimodulazione delle aperture estive.
A seguito dell'attività ispettiva sono state predisposte sanzioni nei confronti di Poste Italiane, per gli uffici di Valeriano, Pielungo, Strassoldo, Perteole, Lavariano e Nespoledo, per i quali i periodi di apertura sono risultati inferiori alle 18 ore settimanali.
Infine, ritornando alla questione specifica dei disservizi di questi giorni, ritengo meriti sottolineare che il Ministero ha assicurato la piena collaborazione alle associazioni dei consumatori e degli utenti, rendendosi disponibile a fornire ogni informazione utile acquisita nella propria attività di vigilanza per agevolare la risoluzione delle controversie con l'utenza in caso di rimborso di danni o indennizzi.

COMPAGNON. Signor Presidente, ringrazio comunque il sottosegretario Saglia, rappresentante del Governo, per la risposta.
Parto dal secondo punto, che riguarda gli uffici distribuiti sul territorio: prendo atto con piacere che le sollecitazioni fatte più volte - l'anno scorso e quest'anno - dal sottoscritto hanno contribuito ad un'azione più efficace di controllo da parte del Governo rispetto al servizio di Poste italiane e prendo atto con piacere - anche se le sanzioni non fanno mai piacere - del fatto che siano state prese delle decisioni nei confronti di quegli uffici che non hanno rispettato il minimo di apertura. Devo dire che effettivamente questo vale per la stragrande maggioranza del nostro Paese. Il Friuli Venezia Giulia è uno spaccato del nostro Paese: ha tre o quattro città, ma per il resto è fatto di tanti piccoli comuni, che a loro volta sono fatti da tante piccole frazioni, che quindi hanno negli uffici postali uno dei riferimenti più importanti ai fini delle necessità. Teniamo anche conto del fatto che la stragrande maggioranza delle persone che hanno più difficoltà e cioè quelle che si trovano in montagna - come dicevo prima - o le persone anziane o quelle che non hanno a disposizione mezzi trovano in questi riferimenti un sollievo non da poco, non solo per quanto riguarda le pensioni e così via, ma per tutti i servizi dei quali hanno bisogno. Per cui, credo che questo tipo di iniziativa portata avanti attraverso il Ministero e l'ANCI sia positiva e, in questo senso, sono soddisfatto della risposta del sottosegretario. Rimane tuttavia il fatto che, nei confronti di Poste italiane spa, nella fattispecie della rimodulazione dei servizi, bisogna essere incisivi perché devono capire che non possono soltanto pensare ai profitti in quanto tali che sono - per l'amor di Dio - comprensibilissimi.
Devono sapere che la capillare distribuzione degli uffici postali è anche un problema di risposta sociale ad un Paese che è fatto, come dicevo prima, in questo modo e che ha bisogno di riferimenti soprattutto per le fasce più deboli. Ovviamente, possiamo capire che la ristrutturazione di un'azienda possa essere realizzata anche tagliando dei rami secchi, ma il taglio dei rami secchi deve essere funzionale ad un migliore servizio e a delle risposte migliori nei confronti dell'utenza, se il tutto viene fatto solo per un mero quadro economico che poi magari distribuisce gli utili soltanto a una fascia privilegiata del contesto degli uffici postali evidentemente non siamo assolutamente d'accordo, per cui mi auguro che questo 13 per cento rispetto ai 367 sportelli del Friuli Venezia Giulia che subiranno un minimo ridimensionamento per la questione del periodo estivo si riduca ulteriormente e prendo per buono, signor sottosegretario, lo slittamento rispetto al 15 giugno, che ritengo sia una buona iniziativa.
Concludo con la vicenda che riguarda i disservizi di questi giorni, credo che forse non sia stata colta la vera essenza della gravità di quanto accaduto, perché è successo un disguido su un nuovo servizio che è appena stato appaltato dalle Poste e che è partito come rinnovo il 1o giugno, quindi una scelta a monte sbagliata da parte della dirigenza, che ha individuato nel primo giorno del mese l'avvio di una modifica per un miglioramento, secondo loro, dei servizi offerti, considerato che è il giorno in cui arrivano tutti i pensionati.
Credo che in questo caso il Governo debba essere più incisivo e non debba assolutamente nemmeno pensare di difendere Poste italiane, deve mettersi dalla parte dei cittadini per quanto accaduto. Faccio solo una considerazione, quante pensioni non sono state pagate e chi ha percepito degli interessi da questo guasto? Le pensioni non pagate sono fondi che producono interessi, a chi vengono ridistribuiti? Alle Poste o vengono dati a chi dovrebbero essere dati? Chi paga per questo? Chi ha interesse? Oppure, i mancati pagamenti che qualcuno non ha potuto fare e che corrisponderanno a delle penali: chi paga queste penali?
Ci sono alcune situazioni poco chiare, se poi pensiamo che questo appalto è costato 150 milioni di euro e che nel momento in cui non funziona hanno bisogno, o meglio, loro hanno bisogno di chiamare cinque persone dal Canada perché vengano quindi in Italia a far funzionare questo software, credo che ci sia qualcosa che non va, c'è qualcosa che non è stato previsto, c'è una leggerezza. Dunque, è ovvio che se dobbiamo dare delle pagelle, darei un voto positivo ai dipendenti e all'associazione dei consumatori che sta difendendo i clienti, ma un voto negativissimo al management che gestisce e che ha fatto tutte queste operazioni. Leggendo i giornali di oggi mi sono reso conto che persino la procura di Roma ha aperto un'indagine, questo non ci interessa ma indubbiamente se l'ha aperta c'è qualcosa che non è molto chiaro.
Quindi, signor sottosegretario, credo - e mi avvio alla conclusione - che per quanto riguarda gli uffici postali sul territorio sia un dovere da parte del Governo e del Parlamento tutelare al massimo le zone più deboli e soprattutto gli utenti che rappresentano le fasce deboli della nostra popolazione, potrà anche costare qualcosa di più ma le Poste italiane, che usufruiscono di fondi dello Stato e quindi degli italiani, devono anche capire che non si può soltanto realizzare dei profitti e poi magari distribuirli a pochi. Per quanto attiene invece all'inconveniente spiacevole che in questi giorni sta colpendo tutto il Paese credo che le responsabilità ci siano, e non solo rispetto a un software che non ha funzionato o a dei tecnici che magari hanno commesso qualche errore. Credo che complessivamente questa situazione vada rivista, si ripercorra quella strada che parte dall'appalto, che parte dal costo, che parte dal fatto che l'IBM, per potere intervenire su una situazione anomala o di disservizio da parte del cervellone o del software, deve chiamare delle persone addirittura dal Canada. Vi è tutto un insieme di elementi che, messi vicino, fanno scrivere le parole: «Così non va bene». Mi auguro, come dicevo prima, che il Governo si metta, come ci mettiamo e ci siamo messi noi, con le nostre interrogazioni, interpellanze e anche con il question time, dalla parte dei cittadini e dalla parte di chi, in questo momento, ha bisogno che qualcuno lo difenda perché, altrimenti, in questo mondo di globalizzazione e di corsa sfrenata al profitto a rimetterci saranno sempre i più deboli. Credo che questo sia, e possa essere anche in futuro, l'errore più grave che un Governo, una maggioranza, un Parlamento possano fare.

Testo interpellanza urgente n. 2-01114

X