mercoledì 21 settembre 2011 17:09 < Indietro

Intervento sul complesso degli emendamenti al ddl costituzionale Partecipazione dei giovani alla vita economica, sociale, culturale e politica della nazione ed equiparazione tra elettorato attivo e passivo (A.C. 4358)

COMPAGNON - Signor Presidente, rispetto al dibattito che si è sviluppato su questo provvedimento credo che, per onestà, almeno per quanto mi riguarda, sia necessario esprimere perplessità che non sono dettate dall'età indicata per poter essere eletti, ma da quella che dovrebbe essere l'efficienza di un Parlamento, di una Camera legislativa. È ovvio che non si può immaginare il futuro per le generazioni di una certa età, il futuro non può che essere dei giovani. Chi non riesce a creare le condizioni affinché i giovani diventino realmente la nuova classe dirigente non vuole bene a questo Paese.Però, neppure si possono determinare le condizioni per fare finta che si voglia creare una nuova classe dirigente senza dare a questa la possibilità di essere tale. Una nuova classe dirigente è tale quando è in grado di conoscere, almeno in parte, quali sono i problemi del Paese e, soprattutto, quando ha maturato quelle esperienze che le permettono di conoscerli da vicino, attraverso il contatto e la presenza sul territorio. Tutte queste cose avvengono attraverso delle esperienze, come quelle amministrative e associative, che sono sacrificio ed elemento fondante per formare una persona che vuole scegliere, per suo conto, di assumere un impegno nei confronti della comunità e, soprattutto del bene comune. Chi, come me e come quasi tutti in quest'Aula, quando da Roma ritorna nel proprio collegio, in mezzo ai cittadini, si sente dire, negli ultimi anni, «Dove vivete? Che leggi fate? Conoscete il Paese, i suoi problemi, o vivete in un altro mondo?». Perché questa è la verità. Allora delle due l'una: o è il Paese che non capisce o sono questa Camera e questa politica che non interpretano i reali problemi del Paese. Io credo sia vera la seconda ipotesi. Abbiamo il dovere di non illudere nessuno. Non è un problema solo di età, perché i 18 anni vanno bene, anzi, più giovani si è, più si esprime entusiasmo e, probabilmente, anche passione per la politica e per le cose. Il problema è la conoscenza. Direi che nel provvedimento in esame manca la cosa più importante, un elemento che crei le condizioni affinché ognuno possa definirsi in grado di potere partecipare alle elezioni ed essere eletto, ossia la conoscenza dei problemi. Personalmente, anche se so che è incostituzionale, inserirei nel testo la condizione secondo cui per potersi candidare ad un'assemblea legislativa, cioè quella assemblea che decide le leggi e le cala sulla pelle dei cittadini e, soprattutto, degli amministratori, che sono i più indifesi, si dovrebbe avere maturato un minimo di esperienza ai livelli amministrativi e associativi. Questo è un consiglio che credo che una forza politica dovrebbe dare ai giovani. In questi ultimi vent'anni, signor Presidente, il messaggio che è passato, devastante dal mio punto di vista, è che per fare politica bisogna essere belli, giovani, ricchi, magari figli di ricchi, e un po' spregiudicati. Questo è il messaggio che sta passando ultimamente. Credo che abbiamo il dovere di fare in modo che questo messaggio venga cancellato, che si ricreino le condizioni per potere dire ad un giovane che è giusto che faccia politica, anzi, dobbiamo incitarli a fare politica, spiegando loro che la strada non è così semplice, ma che è la strada della vita che significa sacrificio e conoscenza. Per cui il problema non è soltanto l'età, il problema è, appunto, dare la possibilità di fare crescere questa nuova classe dirigente con un bagaglio di conoscenze.
In questo momento più che mai, stando tra i cittadini, abbiamo la percezione di quanto siano abbandonati e di quanto i provvedimenti che questo Parlamento, purtroppo, per una sua parte, sta portando sul territorio siano distanti dai problemi.
Mi auguro di essere compreso quando dico queste cose. I giovani magari potrebbero arrabbiarsi sentendo questo discorso, ma non è un discorso contro l'età, uno può venire a qualsiasi età, come dicevo prima, il problema è non cavalcare l'onda della demagogia, non lasciarsi prendere da questa rincorsa al populismo che è devastante. La serietà, per quanto mi riguarda, è quella di dire come stanno le cose veramente, con chiarezza, di non imbrogliare nessuno e, possibilmente, di rinnovare veramente questa classe dirigente. Ripeto sempre che non può essere la mia generazione il futuro di questo Paese, ma non possiamo nemmeno fare finta che illudendo i giovani, imbrogliandoli, perché se li inganniamo li bruciamo e rimarremo sempre noi, alla fine, in questo Parlamento (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro per il Terzo Polo).

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