lunedì 12 settembre 2011 08:09 < Indietro

Discussione sulle linee generali del DDL di conversione, con modificazioni, del DL 138/2011: Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo (A.C. 4612)

COMPAGNON - Signor Presidente, siamo a pochi minuti dalla conclusione della giornata parlamentare, credo per la felicità dei dipendenti della Camera, che stanno assistendo da questa mattina a questo dibattito, che ha un po' del surreale per quanto siamo costretti o chiamati a dire e per quanto questo dire potrà in qualche modo incidere sulla manovra che è stata presentata da questa maggioranza e da questo Governo.

Per cui, cercherò di essere il più sintetico possibile, anche perché, effettivamente, diventa difficile poter impegnare anche quello che ognuno di noi può impegnare in termini di suggerimenti o di proposte, sapendo che questo non avrà certo alcuna attenzione da parte del Governo e della maggioranza. Questa manovra, che è una manovra dovuta, richiesta da più parti, richiamata dall'Europa, sollecitata dal Presidente della Repubblica, riconosciuta dai mercati, arriva in un momento difficilissimo ed è spontaneo che ognuno di noi si chieda il perché.
Il perché parte da lontano, non ha sicuramente un genitore solo, certamente è frutto di tante colpe o di tante mancanze, fatto sta che arriva a seguito di un'altra manovra varata poco tempo fa, a fronte di rassicurazioni che erano state date. Allora si dice che questa manovra, in questa situazione, nell'interesse del Paese, va bene. Dopo che Governo e maggioranza avevano detto che non vi era bisogno di altre manovre, che stavamo bene, che eravamo tranquilli a livello nazionale ed internazionale, vediamo come ed in che modo farla finita una volta per tutte, cercando di contribuire a questa manovra affinché vi sia l'efficacia che serve per il nostro Paese. Quindi, sarebbe normale pensare che una manovra di questo tipo, dovuta, necessaria, fosse fatta assieme alla più larga maggioranza possibile di un Parlamento che guarda preoccupato ai problemi del Paese. Invece, su questa seconda parte, non è stato possibile nemmeno dare un suggerimento, non è stato possibile intervenire in Commissione e, dopo una serie di cambi in corso d'opera, di proposte richiamate, ritirate e riproposte, è arrivato il maxiemendamento, quello definitivo, quello taumaturgico, nei confronti del quale, evidentemente, le Commissioni di Camera e Senato, ma noi pensiamo soprattutto alla Camera, non hanno potuto assolutamente fare niente.
Allora, di cosa parliamo? Parliamo del contenuto? Credo che non ne valga la pena quando, anche con buoni propositi, con convinzione e con umiltà, che riteniamo essere utile, non possiamo avanzare proposte perché non vengono considerate. Allora è inutile entrare nel merito di quanto fatto. È una manovra che, secondo noi, non è fatta bene. Allora, bisogna andare indietro e fare una riflessione di tipo politico. Si tratta del perpetuare di un atteggiamento anche arrogante, oserei dire, di questo Governo e di questa maggioranza rispetto ai problemi economici e finanziari del nostro Paese. Lo aveva già richiamato il mio collega Occhiuto prima, partendo da lontano, dalla prima finanziaria laddove si esaltava il fatto che questa, all'inizio della crisi mondiale, fosse stata fatta in pochi minuti come se farlo in pochi minuti fosse la salvezza del Paese, senza guardare a come veniva fatta e al contenuto. Dati e numeri sono stati sviscerati da tutti i colleghi che sono intervenuti. Rimane il fatto che, da quel momento, con i sette o dieci minuti impiegati per varare una finanziaria, con i tagli lineari, è iniziato un declino inesorabile per il nostro Paese, una discesa che ci ha portati ad oggi e ogni giorno a peggio.
Le colpe, come diceva prima anche un collega della maggioranza, vengono distribuite ancora oggi su tutti gli altri. Devo dire che sono colpe che andrebbero viste anche guardando al percorso degli ultimi dieci anni nei quali la Lega ed il Popolo della Libertà hanno avuto la responsabilità almeno otto anni su dieci. Non sono pochi. E in otto anni su dieci non è pensabile che la colpa di quanto successo possa essere attribuita ad altri. Il Parlamento, in questo periodo, ha tentato più volte, anche per la nostra parte, di avere un ruolo, come opposizione, di fornire dei suggerimenti, come abbiamo fatto sulle riforme strutturali sulle liberalizzazioni, sulle privatizzazioni e su quelli che solo i veri problemi del Paese, ma mai, mai siamo stati presi in considerazione.
Giungo, dunque, alla conclusione, signor Presidente. Se noi non siamo mai stati in grado di potere incidere nei confronti delle proposte portate avanti da questo Governo e da questa maggioranza, mi viene da pensare che questa maggioranza e questo Governo ritengano che una parte consistente di questo Parlamento - che è una parte consistente dei rappresentanti del popolo italiano - non abbia nulla da dire e che loro hanno la verità in tasca. Ma non è certo pensando così o pensando a quelli che stanno peggio che pensiamo di risolvere i problemi del Paese. Dobbiamo pensare alle altre manovre, che già in questi giorni ci vengono richiamate, perché probabilmente questa non è sufficiente. È ovvio che andando avanti così non si può che andare nel baratro. Non ci andiamo noi parlamentari; ci va il Paese, che è ancora peggio.
Voglio dire una cosa. Questo Paese in questo momento è ovvio che non lo può governare nessuno: nessuno è in grado di governarlo, né il centrodestra, né il centrosinistra, né il centro. Lo può governare solo un'ampia alleanza in grado di affrontare veramente gli interessi del Paese. E quanto, allora, dobbiamo ancora aspettare perché questo Governo e questo Presidente del Consiglio lo capiscano? Troppe fiducie non aiutano nessuno e questa è l'ennesima. È un problema di credibilità, un problema di credibilità nazionale e di credibilità internazionale, che determinano la debolezza del nostro Paese. Mi permetto di dire che questa manovra, non condivisibile, se fosse stata fatta da un altro Presidente del Consiglio, probabilmente avrebbe ottenuto, nonostante le sue carenze, a livello di credibilità internazionale qualcosa di più. Siamo ridotti veramente male, perché questa è la situazione reale. Allora, signor Presidente, non la faccio scampanellare; mi fermo qui, con quel senso, come dire, di impotenza che un parlamentare o una forza politica di opposizione in questo momento ha di fronte alla crisi del Paese, per colpa di una maggioranza e di un Governo che fa della presunzione e, al limite, dell'arroganza la sua azione. Così certamente non solo non risolveremo, ma non affronteremo neppure mai i problemi veri del nostro Paese. Mi auguro che qualcuno della maggioranza si renda conto di questo e contribuisca a fare quel cambiamento necessario, di cui in questo momento il Paese ha bisogno.

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