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Intervento per illustrare i propri emendamenti 1.244 e 1.246 al decreto-legge sulla riforma della protezione civile (poi ritirati) AC 5203-A

Infatti, questo provvedimento, che sta andando avanti anche così velocemente, opportuno per le sue finalità ed anche per l'impostazione generale, indubbiamente non ha approfondito abbastanza alcune situazioni relative alla Protezione civile che vi sono in Italia. Se è vero che serve una legge per creare le condizioni di interventi più immediati e più efficaci a fronte di calamità naturali in generale, è anche vero che esistono già nel nostro Paese - magari poche, ma esistono - situazioni, presenze capaci ed efficienti, che si rifanno alla Protezione civile e basta. Porto l'esempio della prima esperienza della Protezione civile, quella nel 1976 a seguito del sisma del Friuli, dove si è formata e si è creata una Protezione civile che in questo momento viene portata in giro per l'Italia, in tutte le difficoltà, laddove vi sono, per i primi interventi. Esiste un coordinamento che fa capo al presidente della giunta ed alla protezione civile regionale, che è nata in funzione di una visione globale, a trecentosessanta gradi, di quelle che sono le disgrazie o le calamità naturali. Ricondurre la gestione immediata dopo le emergenze alle prefetture, ancorché comprensibile, è riduttivo rispetto alle reali difficoltà che si vengono a creare nel momento. Le prefetture hanno dei confini: le calamità naturali purtroppo non le hanno. Dove c'è una Protezione civile che funziona, coordinata da un punto solo a livello regionale, i risultati sono immediati ed efficaci. Pertanto, signor Presidente, mi rivolgo soprattutto al Governo, che è un Governo tecnico che se è qui è certamente per colpa di mancanze politiche, ma che in questo momento, secondo me, manca di una minima attenzione e di una minima riflessione politica rispetto alle cose che funzionano. In questo Paese sono tante le cose da cambiare, ma quelle che funzionano vogliamo cambiare anche quelle o le vogliamo lasciare? Allora, va bene questo provvedimento, va bene questa impostazione, ma cerchiamo di salvare e salvaguardare quelle strutture e quelle impostazioni che esistono e che funzionano. Nella fattispecie non è una questione di campanile, perché si tratta della regione che io conosco meglio, non è nemmeno l'unica, ma laddove le cose funzionano cerchiamo di salvaguardarle e di farle funzionare. Pertanto non mi porrò contro questo decreto-legge e questa impostazione, ma credo che subito dopo si debbano prendere dei provvedimenti focalizzando e circoscrivendo le cose che funzionano e tirandole via da quella che potrebbe diventare un'altra catena di burocrazia infinita e che solitamente, quando è solo burocrazia non funziona. Questa è la riflessione che volevo fare e che volevo sottolineare per dare merito soprattutto a quella Protezione civile che in giro per l'Italia funziona e che non ha bisogno di altri coordinamenti. Le forze dello Stato sono diverse, è giusto che vengano coordinate dalle prefetture, ma la Protezione civile, se funziona, se è valida e se colpisce nel segno nell'immediato, è qualcosa di diverso. Comunque, io accetto l'invito a ritirare il mio emendamento, a malincuore (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro per il Terzo Polo).

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