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Dichiarazione di voto finale sulla pdl cost.le di modifica dell'articolo 13 dello Statuto speciale della regione Friuli-Venezia Giulia (A.C. 5148)

Oggi discutiamo di tre statuti di tre regioni a statuto speciale. Anche queste sono state e sono tuttora oggetto di discussione, ossia se possano essere ancora considerate regioni speciali e sulla differenza che ciò determina tra queste e quelle ordinarie. Rimane il fatto che il dibattito, ormai, sta prendendo una piega dalla quale, credo, sarà difficile - per fortuna - tornare indietro, rivedendo a trecentosessanta gradi le istituzioni decentrate, il loro funzionamento, ma, soprattutto - su questo bisogna stare attenti - il loro servizio al cittadino. La riduzione del numero dei consiglieri, nella fattispecie del Friuli Venezia Giulia, è, come è stato detto, di soli dieci consiglieri. Avrebbero potuto essere di più o di meno, ma sarebbe stato peggio se non fosse avvenuto niente. Credo che questo sia già un bel segnale, anche perché viene dalla volontà della regione stessa, prima ancora - così come è già stato detto da alcuni miei colleghi - che la stessa fosse richiamata dal Governo, come è stato paventato questa mattina quando si è cercato di chiedere un rinvio della discussione dei provvedimenti in oggetto in attesa di un'indicazione più precisa e più articolata del Governo, onnicomprensiva di regioni speciali ed ordinarie, al di là del fatto che le tre regioni speciali di cui si tratta abbiano già, per conto loro deciso la riduzione del numero dei consiglieri.
Credo che questo segnale vada preso come estremamente positivo, non come un riferimento definitivo, ma, sicuramente, indicativo della buona volontà di intraprendere un percorso che ha bisogno di essere portato fino in fondo.
Non dimentichiamo però - voglio fare una piccola riflessione - che, oltre alla riduzione dei costi riferiti al numero dei consiglieri, al costo degli stessi, ai rimborsi dei gruppi consiliari - su cui, in questi giorni, ne sentiamo di tutti i colori -, bisogna anche sapere in che modo questa regione ha anticipato la volontà sulla riduzione dei costi. Ha anticipato persino il Governo, perché ha iniziato a ridurre la spesa pubblica regionale con quasi 700 milioni di euro in meno. Quindi, ha intrapreso un cammino.
In più è una regione speciale che ha delle compartecipazioni, diversamente dalle ordinarie, ma anche qui cerchiamo di non fare confusione. Non sono dei privilegi, perché, ad esempio, la spesa sanitaria, compresa anche quella sociale, costa alla regione Friuli Venezia Giulia oltre 2 miliardi e 200 milioni di euro, ossia una somma pari ad oltre il 50 per cento Pag. 43del bilancio regionale. Cosa significa questo? Siccome in Italia i costi della sanità rappresentano una voragine un po' dappertutto e le regioni attingono al Fondo sanitario nazionale per ripianare i conti, affinché possano diventare virtuose dovrebbe essere permesso a tutte di avere delle compartecipazioni, purché il bilancio della sanità sia gestito all'interno del bilancio regionale.
Qualcuno potrebbe dire che, per gestire da sole la sanità, questa regione ha avuto la compartecipazione di due decimi prima e tre decimi poi dell'IVA. È vero, ma questi due o tre decimi di IVA producono 160-170 milioni di euro all'anno, a fronte di un costo di 2 miliardi e 200 milioni di euro che, quindi, vanno a carico del bilancio regionale. Questo strumento potrebbe essere un riferimento, signor Ministro. Dato che è difficile varare delle riforme - facciamo solo abbastanza confusione tra regioni speciali ed ordinarie, tra privilegi e non privilegi -, cominciamo a stabilire che ogni regione gestisca in proprio i costi della sanità, così vediamo quale di queste regioni avrà il coraggio di essere virtuosa, nel senso dell'erogazione del servizio al cittadino, ma, allo stesso tempo, limitando la spesa superflua, che nella sanità è tantissima. Tanti sono gli elementi positivi che distinguono la specialità di una regione, quando è chiamata a gestire in proprio determinati servizi, come tante sono le cose che non funzionano, come l'eccesso del numero dei dipendenti in rapporto agli abitanti o un comparto unico che non fa distinzione tra dipendenti della regione o dei comuni. Sono però tutte questioni che, man mano, quando c'è una certa autonomia, emergono e costringono gli amministratori responsabili della politica ad affrontarle con senso di responsabilità.
Infatti non possiamo continuare a fare quello che stiamo facendo, cercando giustamente di ridurre i costi, gli sprechi e le cose che non funzionano e che evidentemente, indipendentemente da ragioni a statuto speciale o ordinario o dal comparto, devono essere comunque colpite e comunque perseguite. Dobbiamo partire dal presupposto della correttezza, dell'onestà e del fatto che chiunque debba essere integerrimo. È ovvio che però in tale contesto bisogna considerare le difficoltà che esistono e soprattutto rimettere al centro il cittadino ed i servizi che a questi cittadini bisogna offrire.
Questa proposta, che è arrivata qui e che quindi per la prima volta vedrà il consiglio regionale modificato - perché io do per scontato che i tempi che vi sono, ancorché stretti, consentiranno di ridurre per la prossima tornata elettorale in Friuli Venezia Giulia il numero dei consiglieri - è il primo segnale concreto in Italia.
Infatti gli unici che andranno a votare, modificando il loro Statuto e riducendo il numero dei consiglieri, saranno gli abitanti del Friuli Venezia Giulia. Della Sicilia è vero discuteremo successivamente, ma la Sicilia vota ad ottobre, alla fine di questo mese, per cui voterà con il vecchio Statuto e con lo stesso numero di consiglieri, e la Sardegna voterà più avanti.
Pertanto, si tratta di un segnale che deve essere preso - credo - a riferimento anche per il futuro ed è un segnale, facendo riferimento al discorso della sanità, che mi fa richiamare la questione del federalismo. Noi, è vero, siamo stati gli unici a votare contro il federalismo, ma non perché siamo stati o siamo contro il federalismo, ma perché non capivamo - e avevamo ragione - quanto costasse e dove portasse quel federalismo. Noi possiamo adoperare mille termini (federalismo, decentramento e via dicendo) e possiamo fare qualsiasi congettura, ma non possiamo dimenticare che le autonomie sono fondamentali e stanno all'interno delle istituzioni, delle quali noi dobbiamo avere senso alto, e all'interno delle autonomie vi sono anche le minoranze che sono alla base del rispetto delle stesse. Per cui adoperiamo pure qualsiasi termine, facendo le riforme, come federalismo, fiscale o non fiscale, ma creiamo le condizioni di un vero e proprio decentramento della spesa, una spesa però fatta bene, controllata e che, al di là del numero dei consiglieri, passi attraverso la serietà della classe politica e della sua formazione. Concludo, signor Presidente, richiamando un'ultima cosa. Si è parlato - e ne parla in questi giorni il Governo - di pareggio di bilancio. Io vorrei ricordare a quelli che lo sanno e che hanno fatto le «scuole dell'obbligo» in politica (ossia che sono partiti dalle amministrazioni comunali), che, una volta, non passava nemmeno per la testa di fare un bilancio che non fosse in pareggio. Torniamo a quella concezione del pareggio di bilancio, privilegiando i veri servizi che vanno prestati! Questo, ancorché sia giusto diminuire il più possibile il numero dei rappresentanti, ai fini dei costi c'entra poco con la capacità, la volontà e l'onestà dei singoli soggetti impegnati in politica.
Per questo motivo, il voto dell'Unione di Centro per il Terzo Polo sarà un voto convinto su questa modifica del loro statuto, perché non dà in via definitiva un risultato, ma rappresenta un primo passo importante su quel percorso che dovrà vederci tutti impegnati, arrivando fino alle modifiche dello stesso Parlamento (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro per il Terzo Polo

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