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Dichiarazione di voto favorevole alla ratifica dell'accordo tra Italia e India sul trasferimento delle persone condannate - A.C. 5521-A

Questo record dimostra che, se vi è la volontà politica di ratificare gli accordi, ciò si può fare in tempi brevi. In generale, questo Accordo, le cui trattative probabilmente erano già partite da più tempo, concerne, come è stato detto, un rapporto reciproco fra Italia e India rispetto ai detenuti che sono nelle carceri dei due Paesi. Esso riguarda un numero magari apparentemente esiguo - credo alle parole del sottosegretario e non a dati delle statistiche -, cioè 18 italiani sono detenuti in India e 108 indiani sono detenuti in Italia. Si tratta di un numero sufficiente per creare condizioni anche umane diverse rispetto a quelli che sono i trattamenti nelle varie carceri. Certamente, le condizioni detentive di quel Paese sono particolarmente dure, e quindi pensare che i nostri concittadini possano comunque espiare la pena in Italia è una cosa giusta. Un reinserimento sociale della persona condannata è l'aspetto principale, oltretutto anche con la possibilità di avere un'assistenza più vicina con i legami familiari e sociali della persona detenuta. Ma è evidente che questo Accordo va oltre queste giuste situazioni che si sono create, queste giuste preoccupazioni rispetto alle persone detenute e va verso quella che è la vicenda che tutta l'Italia sta guardando con molta apprensione. Non mi è sfuggita la sottolineatura del sottosegretario quando, alla fine, nel ringraziare, ha detto che questo Accordo potrebbe essere molto utile per la situazione che tutti noi conosciamo. Questo «molto utile» testimonia che il Governo credo abbia svolto il lavoro necessario per arrivare in fondo a riportare, nei tempi più brevi possibili, i due marò in Italia.
Su questo una riflessione va svolta, perché il diritto internazionale è stato violato palesemente dall'India. Sappiamo tutti che, al di là di quanto è successo, i due marò non potevano, non dovevano e non dovranno essere processati secondo il diritto internazionale in India, bensì in Italia.
Ma vorrei anche ricordare - qui lo faccio per stimolare ancora di più non solo il Parlamento, ma anche il Governo - che in quest'Aula più volte, e a 360 gradi, sono stati richiamati i vari Governi quando molte navi italiane venivano sequestrate dai pirati e prendevamo ad esempio i blitz dell'Inghilterra e degli Stati Uniti per liberare i loro uomini, cercando di individuare una strada, che noi abbiamo voluto, che era quella di portare sulle navi dei militari per difendere non solo i marittimi, ma anche i cargo italiani.
Lo abbiamo chiesto, lo abbiamo voluto fortemente in quest'Aula e poi è successo tutto quello che è successo. Quindi, noi siamo in debito con quelle persone che abbiamo mandato a difendere la bandiera italiana, gli uomini italiani, le merci italiane e i cargo italiani. Ecco allora che il nostro Governo deve mettere tutto il peso necessario per arrivare fino in fondo.
Mi rendo conto delle difficoltà. So che certe volte è meglio non parlare e agire per ottenere dei risultati. Credo comunque che, con questo accordo ratificato in tempi così stretti, si dia un segnale umanitario e si migliori il rapporto Italia-India (che in questo momento ha bisogno di essere migliorato). Si passi anche sopra alle cose che non funzionano, anche quelle di aver rinviato la vicenda del processo all'8 novembre, fatto ingiustificabile, ma speriamo che, come ha detto il sottosegretario, questa ratifica possa essere molto utile e sia utile in via definitiva.
Il nostro Paese rivuole in Italia i due marò, perché questi due marò hanno fatto solo il loro dovere e in più li abbiamo mandati noi. Pertanto, nel dichiarare il voto favorevole dell'UdC a questo disegno di legge di ratifica, voglio ancora spingere il Governo italiano ad andare fino in fondo nei tempi più brevi possibili (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro per il Terzo Polo).

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