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Intervento nell'ambito dello svolgimento della propria interrogazione 3-01996 sulla protezione delle navi italiane da atti di pirateria.

Voglio innanzitutto premettere che il diffuso fenomeno della pirateria marittima determina condizioni di grave vulnerabilità per la sicurezza della navigazione dei vettori e delle persone che vi sono addette, generando un'inaccettabile instabilità dei traffici commerciali e una situazione di forte precarietà. È evidente come anche il naviglio italiano si trovi a doversi misurare con quello che possiamo considerare, per l'economia nazionale e per i nostri equipaggi, un fenomeno che ripropone in chiave drammaticamente moderna una delle più antiche e odiose forme di depredazione. Nel contesto della strategia di deterrenza del fenomeno, si collocano le previsioni contenute nell'articolo 5 del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, convertito dalla legge 2 agosto 2011, n. 130. Si tratta di una disposizione che, come noto, affida alle nostre forze militari un ruolo centrale e primario nell'azione dispiegata a favore dell'armatoria italiana. Tale ruolo peraltro, in considerazione della natura e della qualità dei beni giuridici coinvolti, costituisce la prima essenziale forma di presidio degli interessi nazionali in questo specifico settore.
La legge contempera le diverse esigenze in gioco, ponendo una possibile alternativa alla protezione militare che contempla l'impiego di guardie giurate cui può rivolgersi l'armatore nei casi in cui non sia possibile assicurare l'invio dei nuclei militari di protezione. La stessa norma prevede che le modalità di utilizzazione di operatori della sicurezza privata, con particolare riferimento Pag. 4all'impiego delle armi, siano determinate con decreto del Ministro dell'interno, di concerto con il Ministro della difesa e con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti.
Informo che il provvedimento, la cui stesura ha presentato un notevole grado di complessità e ha richiesto una laboriosa fase istruttoria, ha già ottenuto il concerto delle amministrazioni interessate ed è stato inviato al Consiglio di Stato per il relativo parere. Naturalmente, il decreto attuativo si pone in fedele rapporto alla norma primaria, limitandosi a disciplinare gli aspetti di dettaglio. Particolare attenzione viene posta alle modalità di imbarco e sbarco delle armi in una prospettiva funzionale che tende ad assecondare, accanto a quelle di controllo, esigenze di semplificazione.
Inoltre, il profilo della formazione delle guardie giurate viene ulteriormente precisato prevedendo, oltre ad un corso basico destinato agli addetti alla sicurezza sussidiaria, anche un secondo stage finalizzato allo specifico contesto d'impiego operativo.
Dal completamento della specifica disciplina, non potranno che conseguire indubbi vantaggi, che andranno a beneficio comune dell'economia nazionale e della capacità competitiva degli operatori del settore.

PRESIDENTE. L'onorevole Compagnon ha facoltà di replicare.

ANGELO COMPAGNON. Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, lei giustamente ha letto una serie di norme, che personalmente conoscevo già e che sono il motivo di questa interrogazione, che, peraltro, è stata presentata nel gennaio del 2012, quando c'era un susseguirsi di sequestri di navi italiane. Poi, sappiamo che la situazione è sfociata in maniera drammatica anche rispetto al problema dei due marò, che, ovviamente, non tocco in questa sede, perché non c'entra niente e perché, evidentemente, è meglio tenere un profilo basso rispetto a quella situazione.
Tuttavia, il problema rimane, cioè il problema dei sequestri delle navi italiane, che tocca due elementi fondamentali: il primo riguarda la sicurezza e l'incolumità dei marittimi italiani e, quindi, delle navi; il secondo riguarda l'aspetto economico. Sono due questioni per le quali, in quest'Aula, tante volte, siamo intervenuti al fine di un'azione del Governo per creare le condizioni di una sicurezza maggiore.
Diciamo che, in parte, con il citato decreto-legge del luglio 2011, n. 107, che poi è stato convertito in legge, si era dato mandato al Governo di prendere alcune iniziative immediate al fine di una presenza militare, oppure di una presenza di guardie giurate, come ha detto lei, signor sottosegretario. In poche parole, oggi, lei mi dice che siamo ancora in itinere, che non si sono prese decisioni precise, perché il provvedimento è stato trasmesso al Consiglio di Stato per il parere. Quindi, alla fine di tutto questo, noi siamo ancora nelle condizioni pre decreto-legge n. 107 e pare che, magari, anche se ultimamente non abbiamo notizie di sequestri, se dovessimo avere bisogno, non siamo stati capaci, in questo periodo, di creare le condizioni di attuazione di quanto previsto in quest'Aula. Dunque, il problema non è essere soddisfatti o insoddisfatti, il problema non è di essere prime donne o di apparire, attraverso i giornali, in difesa di situazioni particolari. Qui si tratta di definire in via ultimativa, signor rappresentante del Governo, quanto è già stato stabilito dal Governo, che ha fatto questo decreto-legge, dall'Aula e, quindi, della stragrande maggioranza che lo ha convertito in legge, per arrivare in fondo a questo tunnel - che è un tunnel - in modo tale da garantire i mezzi (le nostre navi), l'economia e l'incolumità dei nostri marittimi.
Cosa le posso dire, signor sottosegretario? Posso dirle che avrei preferito che lei si fosse impegnato di più, in termini non personali ovviamente, per un accorciamento dei tempi. Credo che un'azione nei confronti del Consiglio di Stato vada fatta, perché non vorrei che, fra poco tempo, ci ritrovassimo in quest'Aula a chiederci come mai è stata sequestrata un'altra nave, come mai sono in pericolo altri marittimi e come mai, in una situazione di questo tipo, non c'era una presenza a tutela dell'incolumità di tutti questi soggetti. I militari li abbiamo chiesti noi. Io credo sia giusto che le nostre navi possano avere, con tutti i crismi di sicurezza e di rispetto di tutte le regole, una presenza a garanzia della loro sicurezza. Nella misura in cui i militari non possono essere mandati, le guardie giurate - come previsto, anche, peraltro, di una forza già in itinere, inglese, sulle zone più in difficoltà, già preparate - potrebbero in ogni caso sostituirle. L'importante è che si faccia tutto quello che è possibile - ed è stato previsto - per non tornare qui a chiederci come mai possono succedere, potranno succedere o sono successe vicende ripetitive.
Alcuni dati mi sfuggono, ma, così, «a naso», mi pare che siano state una cinquantina le navi sequestrate e quasi 1.200 i marittimi. Sappiamo poi quali sono stati i trattamenti, non solo nei loro confronti, ma anche le difficoltà, le paure e l'ansia dei familiari a casa. Per cui, signor rappresentante del Governo, non mi interessa dirle se sono soddisfatto o insoddisfatto, però ci tengo a chiederle di fare un ulteriore sforzo per arrivare in fondo, immediatamente, all'attuazione di questo decreto-legge convertito in legge.

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