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Intervento sulla propria Interrogazione n. 3-01029 concernente modalità di accesso al corso di riqualificazione e aggiornamento dei capomonitori e monitori della Croce rossa italiana.

Lo Steering Committee, riunitosi a Ginevra, ha deciso di organizzare, ad Amsterdam, nel maggio 2005, il primo corso EFAC (cioè la certificazione per il pronto soccorso europeo), al quale potevano partecipare uno o due esponenti per ogni società nazionale di Croce rossa che, superando la selezione, avrebbero acquisito il titolo di certificatore europeo di primo soccorso. Tali figure sarebbero state chiamate a certificare i corsi di primo soccorso, non del Paese di origine, bensì delle altre società di Croce rossa, al fine di garantire trasparenza e correttezza nel procedimento di valutazione. Anche la Croce rossa italiana ha un suo certificatore che è la dottoressa Margherita Taras. La Croce rossa italiana ha inviato la richiesta per poter ricevere tale certificazione compilando l'apposito modulo che prevedeva la risposta ad una serie di quesiti riguardanti lo svolgimento dei corsi di primo soccorso e, in particolare, la modalità di verifica delle competenze didattiche dei docenti (capomonitori e monitori). La prima richiesta della Croce rossa italiana, tuttavia, non è stata accettata in quanto per l'ottenimento della certificazione europea è obbligatorio un corso di aggiornamento annuale e una verifica ogni cinque anni per il mantenimento della qualifica. Pertanto, la Commissione EFAC ed il certificatore europeo assegnato all'Italia hanno dato precise indicazioni sulla necessità che i docenti fossero sottoposti ad un test di verifica, prima di inviare una nuova richiesta.
È opportuno precisare che i capomonitori ed i monitori della Croce rossa italiana sono volontari che non sempre svolgono professioni attinenti al settore sanitario; molti hanno acquisito il titolo tanti anni fa, dal momento che non vi era alcun obbligo di riqualificazione, in pochi hanno seguito corsi di aggiornamento ed hanno svolto corsi rivolti alla popolazione su tutti gli argomenti previsti dal programma; alcuni si sono specializzati in alcune materie, mentre altri hanno tenuto solo sporadicamente dei corsi. In seguito al respingimento della richiesta di certificazione, l'allora capo dipartimento sociale e socio-sanitario ha ritenuto opportuno recepire le indicazioni e sostenere il percorso di riqualificazione dei capomonitori e monitori della Croce rossa nell'ottica di una moderna e qualificata formazione dei volontari. Con successiva determina direttoriale n. 68 del 16 settembre 2008 è stato approvato il regolamento di applicazione della suddetta delibera. Nel novembre 2008, è stato organizzato il primo corso di riqualificazione dei capomonitori, a cui ne sono seguiti altri 5 con oltre 50 riqualificati; l'ultimo si è tenuto a Parma lo scorso giugno; i corsi per monitori, ad oggi, sono stati 18 con circa 200 riqualificati. Inoltre, sono stati organizzati anche i corsi per nuovi capomonitori e aspiranti monitori. I test d'accesso sono costituiti da domande estratte esclusivamente dai capitoli del testo di riferimento, «Lezioni di primo soccorso»; talvolta, però, le domande si sono rivelate piuttosto difficili, ovvero i capomonitori ed i monitori, nonostante la loro pluriennale esperienza acquisita nel settore, hanno dimostrato nella loro preparazione alcune lacune. Pertanto, durante lo svolgimento dei corsi, lo staff ha tenuto conto delle varie criticità ed ha modificato alcune domande dei test d'accesso, rivedendo anche i parametri percentuali minimi per semplificare il percorso. È doveroso precisare che, al fine di non paralizzare l'attività dei comitati, fino a quando non sarà raggiunto il traguardo del 50 per cento dei riqualificati, i monitori attivi potranno continuare a svolgere i corsi. Inoltre, tutti coloro che non sono risultati idonei ad una prima verifica, potranno ripresentarsi successivamente. Per concludere, si ritiene necessario precisare che la certificazione europea non è obbligatoria. Tuttavia, l'acquisizione della medesima è una scelta della Croce Rossa in armonia con quella delle altre società nazionali, sia dell'Europa comunitaria sia dell'Europa asiatica, ma anche una garanzia della qualità della formazione della Croce Rossa che - come già evidenziato - è da sempre una priorità strategica per l'Associazione. Inoltre, la didattica moderna prevede verifiche e aggiornamenti periodici obbligatori che garantiscono il mantenimento delle qualifiche in merito a conoscenze e abilità pratiche secondo le linee guida internazionali, con particolare riferimento ad alcune delicate manovre di primo soccorso salvavita. Pertanto, alla luce di queste valutazioni, il Ministero della salute ritiene di non avere iniziative specifiche da avviare.

PRESIDENTE. L'onorevole Compagnon ha facoltà di replicare.

ANGELO COMPAGNON. Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, la parte finale della risposta mi lascia un po' perplesso perché - dopo aver letto una nota inviatale dalla Croce Rossa che dice cose che conoscevamo tutti e nei confronti delle quali ovviamente non c'era un motivo ostativo particolare - nella conclusione, il rappresentante del Governo dice che le cose stanno così e che comunque non intende intervenire. Ciò è tutto condivisibile. Tuttavia, anche se le norme - come ha detto lei - non sono obbligatorie e l'azione prevista dalla CE non è obbligatoria, indubbiamente la riqualificazione e l'aggiornamento degli operatori sono auspicabili sempre perché si tratta di migliorare un servizio molto particolare e delicato che va incontro alle difficoltà immediate in tutti quei settori che possono essere gli incidenti stradali, le persone anziane e tutti coloro che in qualche modo hanno bisogno di un primo intervento. Però, da come è stato posto il bando della Croce Rossa, evidentemente si nota che ci sono due test che bisogna superare per poter poi accedere al corso che qualifica i capomonitori ed i monitori. Al riguardo nulla in contrario, per l'amor di Dio, i test vanno fatti e ognuna di queste persone deve dimostrare di avere una conoscenza ancorché molto vasta perché lei stessa ha detto che in seguito sono state modificate le domande o i test stessi in quanto ritenuti troppo difficili o troppo complicati. Tuttavia, ciò che volevo evidenziare con questa interrogazione al Governo era il ruolo importantissimo che questo mondo ha nei confronti di una realtà come quella del soccorso. Perché allora non fare prima i corsi, ammettere tutti alla frequentazione di un corso e poi fare il test di approvazione? Non possiamo dimenticare che in questo mondo, sia i capomonitori che i monitori, sia le persone che questi negli anni hanno formato, istruito e preparato, sono tutti volontari. Il mondo del volontariato in generale è una parte fondamentale per il nostro Paese perché il più delle volte va a sostituire ciò che lo Stato, la politica, il pubblico non riesce a fare. Per cui queste persone, in questi anni, hanno dato tutto di loro, magari non saranno state perfette o eccezionali, ma sicuramente hanno preparato bene gli operatori che fanno il primo intervento, che si muovono nei confronti delle difficoltà immediate. A me risulta - ed è anche questo uno dei motivi per i quali ho presentato questa richiesta al Governo - che, in certe parti, nei primi test, nemmeno il 25 per cento dei monitori e capomonitori che erano presenti ha superato la prova. Quindi, in questo caso, - e questo lo dice il Governo - praticamente non prendiamo nemmeno lontanamente in considerazione la possibilità di un riconoscimento a queste persone, in maniera diversa, non di far passare le prove a uno che non è in grado di passarle, ma trovare il sistema per metterli nella condizione di essere un po' più preparati rispetto a quel tipo di domande che sicuramente non sono quelle che servono nei primi interventi o nell'insegnamento stesso dei primi interventi. Quindi, signor sottosegretario, mi rendo conto che questa è una materia che potrebbe anche esulare dell'impegno del Governo perché, alla fine, qualificazione e riqualificazione riportano tutto al senso del merito in cui noi ci riconosciamo. Tuttavia, non riconoscere, non prendere in considerazione gli anni di lavoro che tali persone hanno svolto solo a titolo di volontariato, significa anche dire che il lavoro che hanno fatto finora forse non è stato all'altezza della situazione. Credo, invece, che queste persone abbiano svolto molto bene il loro lavoro; forse alcuni non saranno riusciti a passare questi primi due test, ma certamente ritengo che il Governo farebbe bene a riconsiderare la sua posizione nei confronti di tutti coloro che dopo tanti anni di volontariato si vedono preclusa la possibilità di continuarlo.

 

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